Sapienza romana

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L’inaugurazione dell’anno accademico presso l’Università La Sapienza ha generato polemiche insulse nei salotti della cultura italiana. L’unico atto “incongruo” e pietoso è il documento di contestazione al Santo Padre elaborato da sessantasette firmatari, perlopiù fisici e docenti, e recapitato al Magnifico rettore Renato Guarini in segno di protesta. Un atto di censura che trova un precedente storico all’indomani della marcia su Roma, allorché i giovani universitari fascisti misero in atto manifestazioni prive di senno al fine di impedire alla buonanima di Calamandrei di poter esercitare liberamente la propria professione nel nuovo regime. All’epoca però vi fu un evento, ossia la sfilata delle camicie nere per le strade della capitale, che servì da monito come l’inizio di una nuova era: un’era in cui la libertà di parola doveva essere lentamente conculcata. Oggi l’unico segno della nascita di un regime è dato dalla pubblicazione del tomo “Per una riscossa laica” edito dalla rivista Micromega. Le motivazioni addotte dai baroni delle facoltà sono risibili e hanno una forte connotazione ideologica. Le «continue intromissioni nella vita privata e pubblica del Paese» imputate a Benedetto XVI da un redivivo Asor Rosa lasciano perplessi quanti, come il sottoscritto, hanno sempre ritenuto le facoltà italiane il fulcro stesso della vita intellettuale del Paese. Joseph Ratzinger si è macchiato di un reato molto grave agli occhi dei questuanti salottieri italiani: nutrire posizioni «fortemente conservatrici e reazionarie» non è ammissibile. Nel testo si legge:

«Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella città di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un’affermazione di Feyerabend: “All’epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto”. Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all’avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano».

Da uomini così dediti all’amore per il sapere ci saremmo aspettati una documentazione appropriata o, quantomeno, la certezza delle tesi avanzate. In altri termini, l’onesta intellettuale che è il minimo comune denominatore fra galantuomini ideologicamente distanti. Perché contrastare il Papa è lecito e, infatti, nessuno nega il diritto di Guarini a rimarcare – là dove ne senta l’esigenza – le divergenze tra la Santa Sede e la comunità scientifica su temi scottanti quali fecondazione assistita e ricerca sulle cellule staminali. Ma inventare pretesti per scatenare un putiferio politico è riprovevole. Qui di seguito riportiamo il discorso di Sua Santità messo all’indice dai cultori della laicità accademica, al fine di permettere al lettore di comprendere quanto bieca e meschina talvolta possa essere la strumentalizzazione anticlericale.

«Nell’ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall’uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile. Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo. Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne – già nel secolo successivo – elevato a mito dell’illuminismo. Galileo appare come vittima di quell’oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l’Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l’avversario della libertà e della conoscenza. Dall’altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell’uomo dalle catene dell’ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell’oscuro Medioevo. Secondo Bloch, il sistema eliocentrico – così come quello geocentrico – si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l’affermazione dell’esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività. Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell’accaduto. Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae: «Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo». Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive: «La Chiesa dell’epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica. Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande. Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica».

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14 Responses to Sapienza romana

  1. utopia dicono:

    consolati… puoi sentire il tuo papa tutti giorni a tutte le ore in tv

  2. Mi dispiace contraddirti: ogni volta che apro la tv trovo una pletora di politici mendicanti di presenza. Del ruolo pubblico di Dio se ne parla poco. Purtroppo.

  3. endriu dicono:

    è urgente una proposta di legge che garantisca la libertà di parola al papa.. e soprattutto è necessaria una legge che finalmente sancisca l’infallibilità papale e di seguito punizioni severe contro chi ne contesta le idee…

  4. endriu dicono:

    puntualizzo però che per me l’università dovrebbe essere il centro dell’incontro culturale di un paese.. perciò avrei gradito che il papa venisse accolto.. magari non alla stregua di una star, ma semplicemente come uno studioso che portasse avanti idee, ma capace di confrontarsi con altri. Per questo ritengo il giorno dell’inaugurazione dell’anno accademico sconveniente…

  5. Nessuna legge: vorrei solo che quei cretini di cattivi maestri venissero apostrofati come tali.

  6. endriu dicono:

    a me invece basterebbero commenti indignati di tutto il mondo politico (e non) ogniqualvolta venisse lesa la libertà di parola e di pensiero di chiunque..(cosa che mai fin’ora è avvenuta)… del resto una parte del corpo docente della facoltà più grande d’europa ha manifestato un’idea (discutibile? forse), ma non penso che l’intelligenza e la professionalità di certe persone debba essere messa in discussione solo per idee discordanti.. io non li reputo ne cretini.. ne cattivi maestri..
    fra i tanti che hanno commentato con grande dolore, ponendosi al di sopra del giudizio umano, ritrovo molte persone da apostrofare come tu vorresti…

  7. Andrea Pietrobon dicono:

    Grazie per il suo articolo.
    PUo’ leggere anche:
    http://paparatzinger-blograffaella.blogspot.com/2008/01/il-testo-autentico-del-discorso-del.html
    Inoltre:
    http://mundiveritas.blogspot.com/2008/01/67-piccoli-abitanti-di-creta.html
    Cordiali Saluti
    Andrea Pietrobon (infermiere ulss Padova)

  8. @ Andrea, di cosa? Qui esprimo solo le mie impressioni.

    @ Endriu, Prima le scritte sui muri “Bagnasco stai attento, ancora fischia il vento”. Poi i proiettili. Di seguito le immagini su Indymedia del Papa vestito da agente della Gestapo. Adesso il rifiuto di dialogare da parte di docenti incoscienti, cattivi maestri, che non hanno detto “mi alzo e me ne vado”, ma “Si alzi e se ne vada”, cedendo all’intolleranza e negando il diritto di parola.
    Io, nella mia assurda incoscienza, pensavo che la laicità fosse dialogo nel rispetto delle diverse identità, invece finalmente scopro che è imposizione d’ateismo accademico. Almeno per lor signori e per quanti li fiancheggiano. Se è vero che il ventre da cui escono i cretini è sempre fertile, è altresì innegabile che quelli d’origine controllata hanno abusato della Sapienza.

  9. endriu dicono:

    Se si dovesse fare i conti con tutte le scritte che compaiono sui muri delle città impazziremmo dalla paura.. proiettili e lettere minatorie sono purtroppo all’ordine del giorno nei confronti di personalità che agiscono nei più svariati ambiti della vita pubblica del paese, i cretini sono ovunque. Ma detto ciò? La libertà di contestazione in questo paese ancora non ci è stata tolta.. inoltre faccio notare che il papa veniva invitato in casa dei contestatori, e di solito gli invitati devono essere ben accolti da tutti per essere chiamati tali. Io non mi azzarderei a chiamare cretini persone che hanno dato la loro vita per lo studio, per la scienza, non penso che nessuno possa arrogarsi un tale diritto.
    Infine pongo un quesito: sarebbe successa la stessa cosa se il papa fosse stato Giovanni Paolo II? Ecco la risposta che mi do è questa: io giudico le persone in base alle proprie idee ed azioni, non in base alla carica che ricoprono, e credo proprio per questo che questo papa seguito dai proprio fedeli cardinali sia stato uno dei passi indietro della chiesa cristiana. Per me è sempre valido il detto: chi semina vento, raccoglie tempesta…

  10. Sinceramente non apprezzo la diplomazia nei confronti dei sessantenni del ’68. Per me cretini sono e cretini restano, anche a costo di essere politicamente scorretto. Non capisco perché è un loro “sacrolaico” diritto contestare il Santo Padre e non è minimamente annoverabile nella categoria la mia libertà di giudicarli per le loro azioni. Cattivi maestri erano e cattivi maestri sono rimasti e gli appelli da loro controfirmati sulle prime pagine del Manifesto documentano la faziosità delle loro mosse. Come hai detto? Chi semina vento, raccoglie tempesta? Ma a senso unico?
    Un’università che invita Oreste Scalzone e rifiuta con manifestazioni in grande stile il Pontefice (persona, tra l’altro, stimata e invitata dalle accademie di tutto il mondo) è una vergogna per questo Paese e la dice lunga sia sulla funzione educativa culturale che svolgono certi docenti-baroni, sia sul gap strutturale che impedisce a questa nazione di avere una classe dirigente all’altezza della situazione.

  11. endriu dicono:

    ritengo sia un diritto di tutti giudicare gli altri, non penso sia un diritto insultare gli altri a prescindere dalle proprie idee. Oreste Scalzone è stato invitato, ci sono state manifestazioni di dissenso ma alla fine è andato lo stesso.. il papa ha preferito non andare dove una parte, ridotta, del corpo docente aveva manifestato un aperto dissenso.. in Italia è proprio difficile accettare che si contestino certe persone. Come detto all’inizio per me non è stata una bella decisione perchè a tutti dovrebbe essere concessa la libertà d’espressione, però non concepisco come si debbano montare su queste tragedie nazionali per fatti del genere, quando le vere vergogne sono i banchetti organizzati dal presidente della nostra regione per festeggiare la propria condanna, perchè questi che si definiscono giornalisti, e che io definisco giornalai, non si indignano per queste azioni???
    Infine leggo adesso che la CEI è diventato l’organo che detta l’agenda politica del paese, mi fa piacere vedere come la chiesa in Italia sia proprio imbavagliata…

  12. Innanzitutto rinnovo l’invito di Cacciari alla modestia: giudicare il Papa una persona come le altre può anche essere “laico” da un punto di vista prettamente formale, ma da un punto di vista politico-istituzionale è sicuramente un errore grossolano. Ricordiamoci che per questa vicenda siamo finiti sbeffeggiati sulle prime pagine dei principali quotidiani, che a differenza nostra effettuano pochi distinguo quando si tratta di un pontefice, di un’autorità buddista o del rabbino capo. E non credo che tu definisca giornalai anche gli autorevoli opinionisti del WSJ o dell’Economist. Ciò detto, mi sembra che tu ascolti le parole del presidente della Conferenza Episcopale con orecchie da mercante. Mi spiego: hai notato le pressioni fatte ai politici cattolici, ossia ai fedeli (o presunti tali), sulle questioni “non negoziabili”, eppure non hai sentito neppure di straforo il manifesto rammarico per l’atteggiamento da Giano bifronte del Viminale, il quale prima ha suggerito a nome del governo di non andare, per poi tornare repentinamente sui suoi passi nel momento in cui la “molotov” è esplosa nelle redazioni della stampa. Mi chiedo perché il ministro degli Esteri non abbia chiarito in Parlamento questa vicenda.

  13. endriu dicono:

    Cacciari è una persona che stimo, non per questo tutto ciò che dice la reputo oro colato. Non penso che considerare il papa una persona come le altre sia un errore. Come il papa per me questo vale per chiunque. Per il resto, ripeto per l’ennesima volta che non ho condiviso la decisione di contestare apertamente il papa, ma non sono d’accordo con chi reputa cretini i contestatori.
    Del resto preferisco non commentare le parole di Bagnasco a proposito del governo perchè non vorrei “sputare fuoco”, non è stata una censura, anche perchè ritengo quello come il passaggio più scandaloso dell’intero discorso. Il discorso comunque suggerisco di leggerlo bene, e poi parlarne.. per me è cristallina l’intenzione di chi vorrebbe adesso modificare le leggi che in anni passati furono grandi vittorie della libertà di noi tutti.. Ognuno dovrebbe interessarsi delle proprie questioni…

  14. Allora, faccio un’incisa che è dovuta anche ad alcune mail che ho ricevuto. Anzi, colgo l’occasione di ringraziarti per lo spunto di riflessione. Io sono un po’ stufo della rappresentazione grottesca di bloggers (e sottolineo questo termine: BLOGGERS) italiani inginocchiati sulle scale del Vaticano. A me nessuno leva l’ostia domenicale se critico la Chiesa, né tanto meno devo bussare alla porta di illustri prelati per ottenere voti. Le posizioni che nutro e che esprimo liberamente sulle pagine di questo dominio sono genuinamente personali e frutto di elucubrazioni interne logicamente ponderate. Sui pacs, ad esempio, non sono per principio contrario e se la Chiesa pone un veto aprioristico, pazienza. Il Parlamento laico ha una sua struttura e deve tenere conto delle diverse realtà sociali. Perfino sul testamento biologico ritengo che lo Stato debba, prima o poi, legiferare. L’ho scandito ripetutamente in passato, non so cosa fare per inculcarlo nella testa di alcuni “critici”. Detto questo ritenere grossolanamente che il Papa sia un cittadino come gli altri è offensivo nei confronti del concetto di “rappresentanza”: le autorità morali, a prescindere dal culto predicato, parlano in nome e per conto di una fetta più o meno ampia della società. La loro voce è la voce di una comunità e delle convinzioni che essa nutre. Non è doveroso ascoltare tali opinioni da parte degli uomini di Stato? E’ laico fare orecchie da mercanti? Quali questioni aprioristicamente il governo dovrebbe avocare a sé marciando come un panzer in direzione di una presunta e vana laicità? Se Bagnasco vuole dire che i parlamentari cattolici hanno il dovere morale di non votare la legge X, perché non può farlo? Perché negare gli appelli alle coscienze? Saranno gli eletti a decidere se ascoltare o meno quelle istanze, a seconda della loro sensibilità, non è compito mio o tuo tappare la bocca a nessuno. Analogo ragionamento vale, in altro contesto e con logica drammaticamente terrena, per i sindacati. Se Epifani si altera per la legge X, io lo ascolto, dopodiché valuto e decido. Se poi tu nutri una generale sfiducia nella mentalità liberale della nostra classe dirigente, mi sta bene. Ma non prendertela con la Chiesa o con le moschee o con i rabbini, perché essi rappresentano soltanto i loro fermi principi.

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