La situazione del degrado campano crea oggettivamente qualche imbarazzo all’immagine del Bel Paese nel mondo: se il Colosseo rappresenta ancor oggi indiscutibilmente il simbolo più popolare delle cartoline tricolori, l’immondizia proveniente da Napoli e dintorni meriterà nel prossimo futuro quanto meno una triste diapositiva in bianco e nero nell’album dei ricordi. Poiché la Campania non è scindibile dal resto d’Italia, dobbiamo prendere atto delle pesanti critiche avanzate dai media europei nei confronti di una delle regioni più povere del continente: una regione tempestata da scandali e corruzione, dal precariato e dagli accordi sottobanco che hanno condotto e tuttora conducono i soliti noti ad occupare i posti chiave del sistema. Tutto sulla base di una logica perversa clientelare e partitocratica: non esistono più le organizzazioni rappresentative che aspirano a riportare in Parlamento le istanze del cittadino comune, ma vi sono cittadini comuni che pregano gli oracoli della retorica, prostrandosi al fine di ottenere meno di quanto normalmente gli spetterebbe. Il monito è da interpretare in via estensiva come un aspro rimprovero non già ad una dittatura baronale di provincia, ma all’intero corpo dirigente, incapace di condurre giochi di strategia credibili per tessere le sottili trame della politica dello Stivale.
Sconvolge il candore bonario di una certa sinistra, ondeggiante di natura tra il marxecologismo e la responsabilizzazione industriale. Ci si chiede come, in un paese in cui il debito pubblico si appesantisce a fronte di una qualità della spesa che è andata aggravandosi, possa esser possibile rinviare i problemi sine die per l’incapacità cronica degli amministratori locali e nazionali. Quando siamo arrivati alla paralisi? Quando abbiamo perso coscienza del termine “benessere”, abituandoci a vivere nel degrado delle periferie malfamate? Se la spiccata moralità politico-sociale propria della nostra società civile fosse non oso dire coerente, ma quanto meno dignitosa, ebbene l’insieme della casta dei politici democratici partenopei (notoriamente giustizialisti) sarebbe stata letteralmente presa a calci. Invece un’indignazione moderata, sommessa, potremmo dire indulgente ha spianato la strada ai santoni del fatalismo: prima o poi doveva succedere, non cerchiamo responsabili ma salviamo la baracca. No, non possiamo cedere a questo tic nevrotico del perdonismo stupido. La prima analisi elettorale all’alba delle scorse consultazioni politiche era stata sufficientemente chiara sulla capacità di questo Esecutivo d’approcciarsi correttamente alle problematiche assillanti della nostra comunità. Chiamatelo intuito, ma fui profeta di sventure: «Se Romano Prodi dovesse essere nominato prossimo presidente del Consiglio (l’ipotesi non sembra tanto peregrina), giunto in aula, dopo il giuramento, di volta in volta verrà chiamato a cercarsi la maggioranza parlamentare. Su ogni provvedimento, su ogni bazzecola, perfino su ogni sbadiglio. Sarà snervante? Senza dubbio. Logorerà la (poco)brillante figura del Professore e, più in generale, la credibilità del centro-sinistra a livello nazionale e non? Ci potete scommettere». Non basta trovare l’espediente del sindaco Walter Texas Ranger per ridare lustro ad una coalizione che definire opaca sembra perfino troppo lusinghiero. I grandi problemi di una metropoli – dal traffico alla sicurezza, dalla vivibilità alla legalità — sembrano più spesso elusi, che affrontati e risolti. Ovviamente nessuno accusa per questo la cittadinanza, sebbene i niet pretestuosi a qualsiasi misura concreta generino sicuramente inaudite perplessità. Coloro che vanno processati, però, sono i Bassolino e le Jervolino d’ogni ramo dell’amministrazione, perché essi in primo luogo dovrebbero rispondere delle loro azioni e delle loro omissioni.














” Poiché la Campania non è scindibile dal resto d’Italia, dobbiamo prendere atto delle pesanti critiche avanzate dai media europei nei confronti di una delle regioni più povere del continente”
Ma siete sicuri di quello che dite?
Guardate un po’ qui:
http://www.ilconsiglio.blogspot.com/2008/01/il-giro-del-mondo.html
Non capisco l’obiezione: il problema è campano e quindi nazionale, data la rilevanza drammatica che ha assunto il tono d’emergenza, giusto? I media europei attaccano frontalmente il governatore Bassolino per le inadempienze e per le collusioni con un sistema di potere marcio e fetido, giusto? Allora se i rifiuti sono eventualmente smaltimenti illegali del nord, cosa importa all’elettore napoletano? Il punto è la totale mancanza d’efficieza, non la paternità dell’immondizia.
si, ho capito il punto del post.
Volevo solo commentare la frase, perchè in realtà non è solo la Campania che sta facendo brutta figura agli occhi del mondo.
E comunque l’inefficienza non è solo in Campania. L’inefficienza delle regioni di origine dei rifiuti nel controllare le aziende che li smaltiscono (cosa per altro facilissima: basta controllare i prezzi che chiedono) è alquanto inquientante.
Antonio condivido in pieno, infatti ho proprio precisato che la Campania non è un caso a sé, va vista nel contesto nazionale, senza negare le preminenti responsabilità di chi gestisce amministrativamente quel territorio da quasi quindici anni
Poi personalmente, a differenza del governatore della mia regione, avrei sicuramente aiutato quel territorio in difficoltà, ma alla precisa condizione di avere quantomeno le dimissioni delle autorità competenti. E’ etica politica, non mero giustizialismo :p Un saluto