Un nuovo bipolarismo

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L’editoriale di Giovanni Sartori, pubblicato stamane sulle colonne del quotidiano di Via Solferino, mi sembra ampiamente condivisibile. L’opinionista del Corriere della Sera parte da un presupposto: il bipolarismo concreto, quello che attraversa e divide esattamente in due realtà politiche la società civile, c’è sempre stato. L’anomalia principale, in passato, non verteva sul modello di legge elettorale da adottare, ma sulla presenza nell’arco costituzionale del Partito Comunista, principale canale di rifiuto delle politiche democristiane. Non potendo andare al governo, per una serie di ragioni storiche, il movimento di Togliatti creava di per sé l’instabilità sistemica, in quanto mancava l’alternanza. Gli elettori, ciononostante, continuavano ad esercitare un voto (militante o d’opinione) abbastanza netto. Per dirla in termini differenti, o eri comunista, o stavi con gli “altri”, laddove questa generica definizione racchiudeva in sé correnti di pensiero di varia estrazione (liberali, laici, cattolici, socialisti, fascisti, repubblicani, monarchici). Quella forma mentis non è stata intaccata dal crollo del muro di Berlino, né dalla fine della Prima Repubblica sotto i colpi dei pubblici ministeri di Milano. E’ cambiato semplicemente il soggetto su cui basare le differenze: berlusconiani o antiberlusconiani, cattolici o laicisti, tutto fa brodo. Il punto allora qual è? Semplice: salvaguardare questa netta distinzione culturale, che caratterizza di riflesso il sistema partitico, minando però il paludismo che ha retto per anni sullo sfondo del teatrino elettorale. Occorre ossia eliminare il potere di veto dei piccoli soggetti, permettendo alle diverse realtà politiche di riconoscere le esigenze dei cittadini, sì da creare occasionalmente nuove alleanze trasversali. Chi salvaguarda, ai giorni nostri, il bipolarismo imperfetto che impera sulla scena? Sartori non ha dubbi: è Prodi a perseguire questa via, è il presidente del Consiglio che sembra non accettare il fallimento della sua rissosa e colorita maggioranza.

«Il bipolarismo inventato da Prodi – e lietamente sfruttato da Berlusconi – è un bipolarismo insensato, un bipolarismo sbagliato. Il bipolarismo che funziona (e richiesto dal sistema parlamentare) deve essere flessibile e capace di autocorrezione. Invece Prodi teorizza e pratica un bipolarismo rigido e cementificato nel quale è poi doverosamente restato imbottigliato. Pertanto la fine del bipolarismo dichiarata da Berlusconi è soltanto la fine del bipolarismo sbagliato. Era l’ora. Finalmente si intravede uno spiraglio di luce».

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