Realpolitik alla matriciana

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«Hezbollah ha bombardato ripetutamente paesi, città e villaggi, a quanto pare senza fare alcuno sforzo di distinguere tra obiettivi civili e militari».

L’organizzazione non governativa Human Rights Watch fornisce 128 paginette per spiegare chi va a braccetto col governo Prodi.

[tags] Hezbollah, D’Alema, Prodi, Human Rights Watch [/tags]

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14 Responses to Realpolitik alla matriciana

  1. endriu dicono:

    purtroppo cambia il governo ma non cambiano le abitudini di andare “a braccetto con la morte”, cambia solo il rappresentante…

  2. Non capisco :S a chi ti riferisci?

  3. endriu dicono:

    a chi il precedente governo mostrava tutta il proprio servilismo, Russia, USA, Israele.. purtroppo non abbiamo politici capaci di avere una politica estera equilibrata, dobbiamo mostrarci sempre succubi del potere altrui..

  4. Non sono assolutamente d’accordo. La politica internazionale è fatta di scelte. Ci si colloca nello scacchiere internazionale in base a ciò che si ritiene più giusto. Il precedente governo stava con gli Stati Uniti ed Israele, vero. Quello attuale sta con Hezbollah, Hamas (diminuendo l’autorevolezza della corrente moderata palestinese) e vuole il dialogo coi Talebani.

  5. endriu dicono:

    il problema non è la collocazione internazionale, ma come ci si colloca in essa, e la politica italiana ha sempre dimostrato negli ultimi 15 anni di collocarsi in coalizioni non per apportare elementi di originalità ma semplicemente con atteggiamento servile, tanto per figurare. Le forzature sono esagerate, il governo attuale non sta con Hamas, Hezbollah o con i Talebani, sostenerlo penso sia un’iperbole, forse non li ha condannati per bene e questo è un male, ma pensare di sconfiggere questi fenomeni politico-sociali solo con le bombe mi pare non abbia portato a grandi risultati…

  6. Diciamo che l’Europa non ha saputo ergersi a livelli di notevole credibilità internazionale, Balcani docet. In un universo di nani, la classe dirigente – con le sue mille storture – a mio parere non poteva fare granché. Purtroppo il ragionamento che tu conduci sulle correnti massimaliste del mondo musulmano non è fatto proprio dai vertici di questo esecutivo. Andare al tavolo coi Talebani è un errore macroscopico, così come dialogare con un’organizzazione terroristica come Hezbollah. Nessun riconoscimento di autorevolezza spetta a costoro, solo progetti di smantellamento, con un’attiva assistenza nei confronti delle correnti moderate e aperte al dialogo.

  7. endriu dicono:

    il discorso fila non c’è dubbio, ma poi bisogna metterlo in pratica. Sono 60 anni ormai che queste problematiche sono all’ordine del giorno. Smantellare queste organizzazioni significa in primis mostrare al popolo una via alternativa. Invece le ridicole politiche estere europea e statunitense hanno portato la maggioranza palestinese ad Hamas, e questo è un dato di fatto. Certo rispondere con embarghi non migliorerà la situazione. In Afghanistan è vero che i talebani si mostrano sempre tiranni e spietati assassini, ma la coalizione per ottenere appoggio in primo luogo interno da parte della popolazione magari potrebbe evitare di andare a bombardare villaggi civili uccidendo talvolta centinaia di persone, nella speranza di uccidere qualche talebano.
    Le buone idee sono una cosa, metterle in pratica è la vera difficoltà…

  8. La via alternativa, a mio giudizio, è indubbiamente quella democratica. Se poi il popolo recatosi alle urne premia la via islamista, beh allora non possiamo mettere in discussione il criterio delle libere scelte individuali, però dobbiamo pur sempre mantenere il senno della ragion politica. Hamas, per intenderci, puo’ divenire un interlocutore, ma ad una precisa condizione: il riconoscimento del diritto a esistere in quel determinato territorio dello Stato di Israele. Altrimenti, sebbene la sua potenza politica si basi sulla rappresentanza di vasti spezzoni della società palestinese, con senno e intelligenza Europa, Russia e Stati Uniti devono rifiutare qualsivoglia tipo di rapporto diplomatico, mirando a sostenere le correnti più moderate dell’universo mediorientale. Lo stesso discorso va esteso ai talebani, che non possono essere cooptati nel futuro ordinamento democratico dell’Afghanistan per il semplice fatto che essi ancor oggi si macchiano di efferate violenze nei confronti della popolazione civile. Che poi la guerra sia sporca e costantemente costellata da violenze, è cosa nota. Le guerre sono sempre brutte, solo che realisticamente esistono brutte guerre inevitabili.

  9. endriu dicono:

    le guerre brutte e inevitabili esistono, ma certamente non sono la guerra in Afghanistan o in Iraq. Per il resto sono d’accordo con te, Hamas evidentemente è un’organizzazione ambigua la cui doppiezza è preoccupante, per questo è necessario attuare politiche alternative che riducano l’incidenza della propaganda sugli elettori, ed in questo certamente i missili e le spedizioni israeliane non aiutano. Per l’Afghanistan temo che il problema sia ancora più gravoso e penso che nessuno in realtà abbia idee applicabili per risolverlo…

  10. Resto convinto della giustezza di quelle operazioni. Dopodiché il ginepraio mediorientale non puo’essere sciolto sempre con una condanna della condotta di Israele (che agisce, più o meno correttamente, per la salvaguardia della legittima difesa). Dall’altra parte i palestinesi hanno scelto una leadership estremista, non sono disposti a sedere al tavolo delle trattative e sono addirittura in guerra fra loro. Due popoli, tre stati? Non credo.

  11. endriu dicono:

    Non penso che le guerre da me citate possano essere considerate giuste, è quasi una considerazione oggettiva. Dopo di che anche io dico che non si può imputare tutta la colpa del conflitto mediorientale alla condotta di Israele, ma dico anche che non può essere fatto il contrario, cioè credere solo che il conflitto sia colpa dei palestinesi; del resto uno dei colpi più duri al processo di pacificazione è stato sicuramente l’assassinio di Rabin, per cui anche nella società israeliana c’è una frangia non certo ridotta che rema contro le possibili soluzioni pacifiche. Insomma pace e guerra si fanno in due, la ragione non sta mai solo da una parte…

  12. Concordo sulla parte finale, molto meno sul principio. Parti dal presupposto che queste guerre siano comunque sbagliate. Considerazione legittima, per carità, ma ragioni in maniera apodittica presumendo che le tue posizioni siano “oggettive”. Un dogmatismo che non posso apprezzare. Non voglio apparire tedioso ribadendo quanto già espresso precedentemente.

  13. endriu dicono:

    no io non ragiono in maniera apodittica, dico solo che i numeri (e guarda io di numeri me ne intendo) danno una visione oggettivamente negativa di queste guerre,in particolare del pantano iracheno. Penso che 80000 morti civili a fronte di un casus belli falsificato siano un vergognoso fallimento. Sulla guerra afghana certo il discorso è più articolato. Ma cmq la mia era una critica al fatto che queste guerre certo non erano inevitabii.

  14. Non voglio assolutamente mettere in dubbio i tuoi meriti quanto a numeri ecc…Ma i bilanci non si stilano alla fine? E se l’Iraq diventasse una democrazia stabile, autorevole e duratura, capace di risolvere il pantano mediorientale con la partnership di altri paesi impauriti dall’interventismo occidentale?
    Sul casus belli falsificato, abbiamo già parlato troppo, ti invito a leggere questo articolo (ove chiarisco eventuali dubbi sull’ineluttabilità, a mio giudizio, del conflitto)
    http://www.neoconitaliani.it/archives/227

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