L’ennesimo scandalo

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Se c’è una cosa che profondamente detesto, è lo strisciante giustizialismo nostrano: quando uno scandalo giornalistico viene sbattuto sulle prime pagine, con buona pace dei principi garantisti dettati dalla nostra costituzione, l’italiano medio non trae spunto dalle informazioni di cui è in possesso per farsi un’opinione, ma emette direttamente una sentenza, giudica e – quasi sempre – condanna. La colpa è imputabile principalmente al circuito mediatico, reo di ingigantire all’inverosimile ogni corrente, trasformandola in uno tsunami capace di attirare l’attenzione dei lettori e/o degli spettatori. Questa faciloneria, questo pressappochismo che contraddistingue lo studio di diversi fenomeni, è forse l’esempio più concreto del grande malessere italiano: la superficialità analitica.

Quanto leggerete di seguito, pertanto, non è da interpretare con somma arbitrarietà. Non si tratta di una requisitoria o di un verdetto, bensì di una riflessione individuale su ciò che attanaglia l’ateneo messinese, partendo dagli spunti che la cronaca di questi giorni purtroppo ci offre. Riassumiamo rapidamente i fatti: il preside della facoltà di Veterinaria, Battesimo Macrì, è finito agli arresti domiciliari su disposizione dei pm Adriana Sciglio e Nino Nastasi per tentata concussione ai danni di Giuseppe Cucinotta, ordinario di clinica chirurgica e di patologia chirurgica nella medesima facoltà. L’obiettivo era onorare la tradizione italica della raccomandazione, nel tentativo di consentire al figlio Francesco di acquisire senza troppi meriti il posto di professore associato. Nella medesima inchiesta risultano indagati: il rettore Francesco Tomasello (per il quale è stata avviata una richiesta d’interdizione dalle pubbliche funzioni in merito all’accusa di concorso in tentata concussione), il consulente legale Raffaele Tommasini (cui, presumibilmente, era stato affidato il compito di “silurare” il dottor Filippo Spadola, primo in graduatoria nel concorso sotto accusa) e l’ex preside della facoltà di Medicina veterinaria Giovanni Germanà (che avrebbe pilotato le operazioni di voto del Consiglio di Facoltà). Ma c’è un’altra accusa, forse ancora più pesante, che grava sulle spalle del Magnifico: abuso d’ufficio. Tutto ruota attorno all’ILO (Industrial Liaison Office) e al progetto Lipin, la cui gestione – a detta degli inquirenti – è stata quantomeno poco oculata, data l’appropriazione indebita di fondi regionali ed il falso in atto pubblico.

Non spetta a noi giudicare la veridicità o meno delle tesi sostenute dall’accusa. Aspetteremo civilmente la fine del processo prima di sputare fango su figure così prestigiose nel massimo centro di cultura cittadina. Questo però non preclude la possibilità di formulare immediatamente alcune considerazioni. Innanzitutto presso l’ateneo vi è un deficit oggettivo di limpidezza, di trasparenza e di legalità, se è vero – com’è vero – che il titolare di una prestigiosa cattedra denuncia rettore e docenti, paventando più o meno velatamente la possibile fine della sua carriera accademica. O siamo davanti ad un mitomane, e in tal caso vorremmo sapere perché finora ha goduto della fiducia dei colleghi; o siamo davanti alla vittima sacrificale di un sistema corrotto e nepotista. In secondo luogo vorremmo sapere perché questa città si è piegata su sé stessa, disinteressandosi del centro nevralgico di formazione delle generazioni future. Non scordiamoci che da 3475 giorni nessuna risposta è stata data alla domanda più importante: chi ha assassinato Matteo Bottari? La società civile non si è mossa, non si è ribellata all’apatia e all’ammissione d’incapacità da parte di una magistratura che non ha saputo trovare gli esecutori materiali ed i mandanti reali della madre di tutti gli scandali. Dietro quell’annosa vicenda si celano ancora troppe verità scomode e nascoste. In terzo luogo vorremmo chiedere perché la legge Berlinguer ha istituito i concorsi locali ad idoneità, determinando direttamente una prevedibile alterazione strutturale dell’unico criterio guida in questo ambito: quello della meritocrazia. Vorremo chiedere al ministro Mussi, pronto a commissariare giustamente l’ente, il motivo per cui non sono stati approvati i decreti d’attuazione della legge Moratti, che riportavano un po’ d’ordine nel sistema d’accesso alle cattedre universitarie.

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One Response to L’ennesimo scandalo

  1. UBuddaci dicono:

    Condivido parola per parola la tua analisi.
    Complimenti!!!

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