«Poi dice che uno rischia di sembrare un fissato. Ma mica è normale vivere da decenni in mezzo a gente che a casa, sulla maglietta che indossa, o dovunque, esibisce come qualcosa di cui menar vanto il ritratto di un uomo che non provava il minimo scrupolo a far fuori la gente e che di gente ne ha fatta fuori non si sa quanta. Perché Che Guevara era questo, sì, e chi non ci crede si legga il libro appena uscito dedicatogli da Alvaro Vargas Llosa (“Il mito Che Guevara e il futuro della libertà”, editore Lindau). Il vero Che: uno che si descrive “vivo e assetato di sangue”, che ordina “nel dubbio fucilare”, che organizza lui la Ceka cubana, che capo della Comisión Depuradora nonché direttore del terribile carcere La Cabaña manda a morte decine e decine di persone senza graziarne neppure una, e così via tra violenze e deliri di onnipotenza. Dunque il direttore di “Liberazione” Piero Sansonetti ha ragione e i suoi critici torto: Cuba non era, non è, meglio dell’Urss».
Ernesto Galli Della Loggia.




















