Il trionfo di un vero leader

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SarkNicolas Sarkozy ha percorso un itinerario complesso e sofisticato che lo ha portato ad essere il candidato della rupture. Dapprima ha spazzato via la vecchia classe dirigente del partito gollista, chiusa dentro le federazioni e incapace di portare una ventata di freschezza nella politica d’oltralpe. Per giungere al fine agognato si è servito della lucida intelligenza strategica che lo caratterizza e di migliaia d’iscritti che hanno abbracciato immediatamente la nuova corrente riformatrice della destra. Successivamente ha infranto gli schemi del politicamente corretto, violando i tabù della Francia repubblicana: basta col mito del Sessantotto, con la rivoluzione giovanile che ha portato all’egualitarismo dei risultati e alla mediocrità degli individui, con la noncuranza delle politiche sull’immigrazione, con l’onnipotenza dello stato sociale. Infine ha spaccato l’opinione pubblica conducendo una campagna elettorale rassicurante, volta a mostrare il profilo istituzionale che dovrebbe contraddistinguere la sua presidenza. Monsieur Sarkozy ha messo in atto un capolavoro d’alta classe: ha saputo coniugare tradizione e innovazione, legalità e fratellanza, sicurezza e moderazione. Determinato e volitivo, ha convinto i francesi di essere l’uomo giusto al momento giusto. Contro di lui si è schierata l’opposizione triviale, gli anti-semiti di destra e sinistra, i criminali delle banlieues, i simpatizzanti dell’islam radicale, gli inguaribili anti-americani, i fannulloni statali e l’ala violenta della coalizione di sinistra. Perfino il grande Partito Socialista ha ceduto alle lusinghe dell’estremismo organizzato, paventando pericoli per la democrazia ed insurrezioni popolari.

Con Nicolas Sarkozy la Francia ritrova la sua storia, la sua essenza, la sua identità, i suoi valori, la sua dimensione. Parigi torna ad essere la patria della rivalorizzazione del lavoro, della morale, del rispetto, del merito e dei diritti civili, dopo anni di realpolitik e di discutibili alleanze coi peggiori despoti del mondo.

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5 Responses to Il trionfo di un vero leader

  1. endriu dicono:

    caro giuseppe, volevo intervenire solo per farti notare come una vittoria elettorale non dimostri realmente le capacità di un politico, ne spesso sono vincolanti le promesse che in campagna elettorale si spendono per accaparrarsi le simpatie dell’elettorato; del resto una vittoria di un gollista in Francia non è esattamente un’impresa da ascrivere necessariamente ad indubbie capacità di rinnovamento politico, anzi spesso oltralpe è stata la continuità politica a premiare. Inoltre penso che sfatare il mito del ’68 non possa essere considerato un merito, perchè andrebbe ad oscurare le conquiste di rinnovamento sociale che certamente hanno contribuito alla stabilizzazione politica del nostro continente, anzi la Francia dovrebbe fregiarsi del ruolo avanguardistico interpretato in quella fase storica;
    spero di non averti tediato eccessivamente, a presto, A.F.

  2. Endriu, il punto è che nell’ultima campagna elettorale Sarkozy ha ucciso tutti i vitelli grassi per conquistare la leadership dell’Ump. Non è stato abbastanza evidenziato un aspetto del suo successo: è il primo candidato di destra a vincere usando temi di destra, sulla base di un consenso che gli deriva non da promesse generiche, bensì dall’attuazione di politiche di destra durante lo scorso mandato ministeriale. In Francia è un evento. Che poi i giudizi sul ’68 fra noi due possano divergere (io condivido a pieno le critiche di Sarkozy e mi permetto di parafrasare Mughini, ricordando che l’unico grande successo di quel movimento è stato l’introduzione della minigonna) ci sta, ma negare tout-court l’alto valore politico di un candidato è – a mio giudizio – un errore. Specie se paragoniamo il neopresidente alla socialista Ségoléne, autrice di una campagna di demonizzazione al grido di Tout Souf Sarkozy.
    P.S. Per restare in tema, Veltroni non mi entusiasma di certo, ma ci sa fare.

    P.P.S. Non rechi alcuna noia, tranquillo. Una volta tanto che un lettore di sinistra capisce che non è mia intenzione issare bandiere di partito, figurati se non mi fa piacere…
    Saluti.

  3. endriu dicono:

    nn so sinceramente quanto l’aver ucciso i vitelli grassi del proprio partito possa essere un merito, soprattutto se questa dovesse rivelarsi solo una manovra di conquista di potere e non una vera innovazione. mi riferisco per esempio alla questione del contratto di primo impiego!Ma questi saranno, penso, discorsi da approfondire fra un po di tempo quando l’esecutivo avrà iniziato a marciare.
    Poi ti invito a non fidarti troppo di chi cambia con facilità idea, non penso infatti che un ex militante di LC possa vedere il ’68 semplicemente come il movimento della minigonna. Io anzi lo reputo come la base della crescita dei diritti civili e l’inizio del crollo del blocco sovietico, ancor più rispetto al famoso discorso di Krusciov al XX congresso, del resto avere divergenze è anche bello perchè significa avere degli ideali.
    Proprio per questo mi fa piacere scambiare opinioni anche con chi certamente ha una cultura profondamente diversa, anzi mi piacerbbe conoscere le tue idee in merito al centro destra italiano, anche perchè io non sono soddisfatto dei politici che dovrebbero rappresentare le mie idee non so tu…
    a presto!

  4. Endriu, Mughini è una persona che stimo e ammiro. La battuta è ovviamente sarcastica, ma sintetizza bene quelle che – a giudizio dei critici – sono state le conseguenze del ’68. Il mio personalissimo parere su quel movimento non è tanto distante da quanto espresso con pungente ironia da numerosi, perfidi ed autorevoli sociologi.
    Detto questo, sul centrodestra italiano bisognerebbe spendere ben più di due parole. Giacché non ho intenzioni enciclopediche, sintetizzo: è il minore dei mali. La classe dirigente andrebbe rinnovata, il lessico aggiornato, i temi rivisti. Purtroppo questo passa il convento. Pensa che per modificare la pessima legge elettorale vigente (che io contrastai da subito con fermezza e rigore) si sta muovendo la società civile con apposito referendum, data l’incapacità del Parlamento di pronunciarsi persino sulle regole che consentono agli eletti di sedere sugli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama.

  5. P.S. Per quanto riguarda il ruolo che dovrebbe avere l’opposizione, ti segnalo questa conversazione:
    http://www.neoconitaliani.it/archives/256

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