Chi si dovrebbe dimettere?

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Personalmente ritengo che Silvio Sircana non debba dimettersi. I motivi mi sembrano abbastanza chiari: innanzitutto l’atto in sé costituirebbe un’ammissione implicita di colpevolezza (anche se penalmente mi sfugge il crimine contestato); in secondo luogo, il braccio destro di Prodi è talmente pasticcione da essersi reso il portavoce perfetto di questo esecutivo-barzelletta. Per non dare risalto alla vicenda, infatti, il nostro idolo si è fatto intervistare – in un sol giorno – dal Corriere della Sera e da Giannini su Repubblica (due quotidiani che risaputamente vendono poche copie), inviando contestualmente una lettera chiarificatrice alla Stampa (altra testata a bassa tiratura). Una strategia sublime, quella scelta dall’addetto alla comunicazione del governo.

Se l’Italia fosse un paese serio, sarebbero altre le teste pronte a cadere, ben più preziose di quella goffa e “curiosa” di Sircana. In merito alla vicenda Corona, giusto per fare un esempio, due figure di prim’ordine dovrebbero rimettere il mandato. Francesco Pizzetti, presidente dell’Authority, ha irreparabilmente macchiato il suo pur nobile curriculum, tanto da non fornire più garanzie sufficienti sulla sua immacolata professionalità. E Giuliano Amato, che pochi mesi fa si disse favorevole allo sputtanamento dei clienti delle “dame di compagnia”, ha misteriosamente invertito la rotta, invocando adesso la rapida approvazione del disegno di legge Mastella sulle intercettazioni.

Un’altra figura di rilievo da dimissionare in tronco è quella del nostro caro ministro degli Esteri. Non contento della magra figura rimediata in ambito internazionale in occasione del sequestro Mastrogiacomo, giovedì – da ospite nel salotto di Porta a Porta – ha tenuto a ribadire che:

«non abbiamo trattato con nessuno ma attraverso un’associazione umanitaria abbiamo ricevuto una lista di persone, né abbiamo liberato nessuno, perché non erano nostri prigionieri, ma abbiamo trasmesso la lista al governo afgano, che ha ritenuto queste persone non così pericolose da non essere liberate. Di queste sei ne sono state liberate cinque per quello che ne so io».

Ricapitoliamo: il governo afgano, in piena autonomia, ha deciso di liberare soltanto l’ostaggio italiano, aumentando così la propria popolarità nei confini patrii. A tal fine Karzai avrebbe concesso incondizionata libertà ai detenuti delle “retrovie islamiste” oggi combattute dall’Onu e dalla Nato. Ma Ustad Yasser (responsabile della Cultura nel precedente regime), Mofti Latifollah Hakimi (portavoce del mullah Omar), Hamdullah e Abdol Ghaffar (comandanti di prima linea degli insorti) e Mansur Ahmad (fratello di Dadullah) possono essere considerate “figure minori”? Un cronista serio e indipendente come Maurizio Molinari ha raccontato un’altra versione dei fatti:

«Spingendo per il rilascio dei taleban Roma ha di fatto rafforzato i nemici militari contro cui la Nato sta impiegando un contingente di 40 mila uomini, le affermazioni del ministro degli Esteri lo fanno apparire come un bugiardo, responsabile di aver travisato la posizione degli Stati Uniti a propri fini. Se nel primo caso il problema è il disaccordo sulla lotta al terrorismo in Afghanistan contro gli alleati di Al Qaeda, nel secondo la chiara irritazione americana chiama direttamente in causa la credibilità personale del capo della nostra diplomazia».

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One Response to Chi si dovrebbe dimettere?

  1. Germanynews dicono:

    Beh. La Stampa non ha poi sta grande tiratura… 400.000 copie…

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