Oblio da realpolitik

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«Signor Presidente, credo sia mio dovere intervenire perché l’espressione che fa riferimento ad un lungo silenzio può essere equivoca. Vorrei spiegare – ho vissuto quel periodo e quindi lo conosco direttamente – perché abbiamo coscientemente evitato di fare di quell’argomento un motivo che dividesse. Certamente, eravamo ispirati da due fattori. Innanzitutto, non doveva essere un motivo di polemica interna, perché i comunisti italiani non c’entravano niente; in secondo luogo, vi era il dovere di cercare, quanto più possibile, di instaurare con un Paese vicino, con il quale vi era stato più di un motivo di grandissimo contrasto, un clima di comprensione che guardasse al futuro e non al passato. Ritengo quindi che il silenzio sia stato più che giusto e che siano state molto opportune le parole dette (…) So che la grande maggioranza degli italiani di quelle zone riteneva di dover guardare al futuro e non creare dei solchi che aggravassero ulteriormente la situazione. (Applausi dal Gruppo Ulivo e del senatore Cossutta)».

Giulio Andreotti, Senatore a vita.

(via GM)

«Italiano era nato! E dopo tanti anni chi più ti ricorda? Le tue ossa nude spolpate da una melma sorda. Fratello non temere, noi siamo qui. Siamo qui a lottare e non per dimenticare i volti di donne massacrate, il filo spinato e la mitragliatrice».

Compagnia dell’Anello – La Foiba, tratta dal cd “Concerto per Almerigo”.

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