Le solite quarantotto ore

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Un breve riepilogo degli ultimi eventi di cronaca politica può essere utile e dilettevole. Il presidente della Camera dei Deputati, leader indiscusso della terza forza di governo, ha annunziato in pompa magna la propria adesione spirituale alla manifestazione di Vicenza, indetta contro la decisione dell’Esecutivo concernente l’ampliamento della base Nato. Evidente caso di schizofrenia politica. Il sottosegretario all’Economia Paolo Cento intanto, preventivando scontri di piazza, ha già individuato i responsabili nei servizi deviati, quegli stessi servizi che hanno garantito sicurezza al paese grazie alle azioni d’intelligence mirate. Rosy Bindi, per non essere da meno, ha metaforicamente urlato “cuccia!” alla Chiesa, esortando le autorità pontificie a pensare a Dio e non al prossimo, sì da abdicare alla propria funzione sociale se in posizione apertamente anti-ulivista. Poi c’è il fenomeno. No, non parliamo di Ronaldo, ma dell’indiscusso sovrano d’ogni abominio politico, l’onorevole Oliviero Diliberto che, per placare i toni e prendere le distanze dall’estremismo brigatista emerso drammaticamente sotto i riflettori della stampa, ha ribadito il suo personalissimo «schifo» nei confronti del Cavaliere, già etichettato in passato come un nemico fascista da cacciare lontano. Tali circostanze, se prese una per volta, risultano desolantemente normali. Fa parte della logica politica nazionale agitare sciocchezze e scempiaggini a vario titolo, brandendole come armi nella rissa, pur di mantenere lo zero virgola talmente poco da risultare essenziali alla prova del nove in Parlamento. Conviviamo con questa forma mentis da quasi un ventennio e l’unica cosa che ci scandalizza sono le anime pie che allibiscono di fronte a tanta teatralità. Bontà loro, perverso malcostume nostro. Ma se sommiamo gli addendi, otteniamo il quadro clinico del paziente Italia.

La rissosità ha preso il sopravvento, la distanza tra paese legale (concentrato sull’indulto, sui pacs, sulla legge elettorale e sulla base di Vicenza) e paese reale (affannato dalle tasse, in cerca di giustizia sociale, mentre invoca vanamente misure per la crescita) appare incolmabile, la logica dello scontro frontale soggioga le poche menti lucide in grado di fotografare lo stato delle cose e invece di ragionare sullo strapotere bancocentrico dei soliti noti e sull’oscura figura di Bazzoli, capitano coraggioso dell’era ulivista, preferiamo etichettare con epiteti poco gentili il malcapitato di turno. Se le responsabilità dell’intero arco bipolare risultano evidenti, a maggior ragione abbiamo pieno diritto ad esprimere rancore nei confronti di una coalizione che aveva presentato il proprio progetto in funzione della “serietà al governo”. Touché, caro Professore. Non credo personalmente che l’esecutivo incapperà quest’anno in sgradite sorprese o in imboscate concordate. Ritengo però plausibile un’ipotesi: visto l’enorme barca di soldi ereditata dall’ultima finanziara targata Tremonti e considerato l’incremento del gettito nelle casse statali dopo le asfissianti operazioni del duetto Visco-Padoa Schioppa, verosimilmente il centro-sinistra potrebbe limitare gli sforzi sedendosi sui danè, distribuendo le risorse agli enti locali e alle organizzazioni vicine, costituendo il futuro partito democratico e concentrandosi oculatamente sulla ormai celebre Merchant Bank di Palazzo Chigi. Tu chiamale se vuoi sensazioni.

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