Mentre la critica letteraria, cinematografica e televisiva declina ineluttabilmente, mentre gli opinionisti del piccolo schermo sparano giudizi lusinghieri nei confronti di autentici obbrobri culturali, la grande stampa internazionale volge la propria attenzione al mondo della rete, tentando di innescare un rapporto pedagogico coi giovani lettori, attraverso la pubblicazione delle opere letterarie considerate “minori”.
Abbiamo specificato internazionale, perché basta visitare le pagine virtuali del Corriere o della Repubblica, i due pilastri dell’informazione italiana, per comprendere quale sia l’aspetto più degradante dei fogli nostrani: l’abbinamento Spettacoli&Cultura è tanto tedioso quanto angosciante e rivela, in ultima analisi, la profonda crisi linguistica che incancrenisce questo paese. Ma evidentemente il bacio saffico della Corvaglia merita più attenzione dei “Torrenti di Primavera” di Hemingway.
Diversa la linea adottata dal Washington Post, che ha deciso di ridare lustro al feuilleton, sia pure in edizione digitale. I romanzi a puntate appariranno in rete con regolarità, due volte a settimana, e i numeri arretrati saranno disponibili in un’apposita sezione online. La speranza dei curatori del progetto è che il web valorizzi il genere, recuperando testi spocchiosamente e sommariamente abbandonati da editori poco lungimiranti. Si obbietterà che le testate impegnate non possono concedere l’esiguo spazio della morente Terza Pagina a narrazioni di basso profilo. Sarà, ma vedere la Bellucci che discetta sul rapporto tra le donne ed il mondo della sessualità non è così gratificante come sembra. ■













