Alcune riviste nascono con lo scopo di plasmare l’opinione pubblica. “Frontiera Ovest”, l’esperimento editoriale che avete sotto gli occhi, non si pone fini così ambiziosi. Di fronte a un mondo in perenne trasformazione, con una globalizzazione oscura più simile ad una sfida che ad una scommessa, i media tradizionali hanno iniziato a perdere rigore e autorevolezza. Ciò è dovuto ad alcuni fattori: innanzitutto la commistione fra politica e informazione, deleteria per l’intero arco bipolare; in secondo luogo, per l’imperante pedagogismo supponente dei maître-à-penser della stampa nostrana, ultimi oracoli depositari dell’unica dottrina. “Frontiera Ovest”, rivista moderata ante-litteram, è in tal senso rivoluzionaria: nessun redattore “istruirà” il lettore su cosa è deontologicamente corretto o su cosa è politicamente inammissibile; nessun collaboratore sanzionerà aprioristicamente una scelta del partito X o del partito Y; nessun opinionista censurerà le boutade della parte politica cui appartiene. Il progetto di questa rivista mira, infatti, alla costruzione di utili spunti di riflessione, nel tentativo di sostenere ciascuno dei nostri lettori durante il processo di formazione del giudizio. Dal confronto possono emergere punti in comune, opinioni condivise e soluzioni bipartisan a problemi che la classe politica – più o meno velatamente – elude. Se volessimo tradurre il tutto in una formula, potremmo dire: non solo “maggior informazione”, ma anche “miglior informazione”. Abbiamo accennato al dialogo per appianare le stridenti divergenze prospettiche sulla realtà nazionale. Naturalmente, se il confronto non ci spaventa, è perché abbiamo un’identità forte. Senza voler vincolare la libertà degli editorialisti, posso ragionevolmente sostenere che le linee guida di questo progetto partono dal riconoscimento delle radici giudaico-cristiane del nostro continente, dalla condanna di tutte le esperienze totalitarie (nelle diverse articolazioni che la storia ci ha tramandato), dall’appartenenza all’emisfero occidentale del globo. Contrastiamo ogni forma d’integralismo, sia esso laico o teocratico, e avvertiamo odore di zolfo alla vista del pensiero unico. I termini “liberali” e “borghesi” non ci spaventano: ci definiscono. Rivendichiamo l’amore per la ragione e le ragioni della fede, nel rispetto dei diversi Credo che caratterizzano la società contemporanea. Senza sottovalutare la minaccia terrorista, stigmatizziamo i problemi della convivenza, partendo dalla certezza che la Costituzione e l’ordinamento legislativo stabiliscono le regole comuni. Ci battiamo per dare maggior peso al cosiddetto “islam moderato”, sovente abbandonato alla codardia dei fondamentalisti. Guardiamo con crescente preoccupazione ai fenomeni d’intolleranza nei confronti dell’arte e della cultura, sempre più violentate da un perbenismo asfittico e politicamente corretto. Plaudiamo alle riforme liberiste, indispensabili per svincolare il Paese da lacci e lacciuoli delle corporazioni. Nel contesto geopolitico mediorientale sosteniamo “due popoli, due democrazie”, senza rinnegare – per partito preso – la detronizzazione di qualche satrapo tramite regime change. Vogliamo discutere senza strillare, vogliamo essere utili e non futili, vogliamo fotografare i cambiamenti del divenire, rendendo un servizio a quanti vorranno seguirci. Lanciare una sfida è legittimo, vincerla è essenziale.














Nota ai lettori: ecco perché in questi giorni mi sono assentato
compliments
Grazie Harry