Incipit del nuovo corso

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Aprire un negoziato con la Siria non è più un tabù. George W. Bush, dopo l’incontro col premier israeliano Ehud Olmert, ha offerto a Damasco la fine dell’isolamento, in cambio di alcune precise garanzie. Per rompere l’alleanza con Teheran, la Casa Bianca ha chiesto ad Assad di «stare alla larga dal Libano, porre fine al sostegno dei gruppi estremisti, aiutare la giovane democrazia irachena ad avere successo». Ciò che preoccupa maggiormente gli analisti è la revisione strategica dell’esecutivo: l’idea di aprire un tavolo delle trattative risponde all’emergenza del presente, ma potrebbe rivelarsi vana o nociva nel lungo periodo. E’ quanto ha affermato Michael Rubin sulle colonne del Wall Street Journal.

Le proposte allo studio sono ancora molte e dagli ambienti governativi non trapela nulla. James Baker, responsabile della commissione indipendente che analizza lo scenario iracheno, ha incontrato il presidente e le massime autorità nazionali per poter fare il punto della situazione a Baghdad. Bush ha manifestato fiducia al responsabile dell’Iraqi Study Group:

«E’ stata una buona discussione perché condividiamo la volontà di vincere in Iraq rafforzando la democrazia e consentendo a questo Paese di essere un alleato nella lotta al terrorismo».

Se l’establishment neoconservatore, da Kagan a Kristol, sostiene compattamente la necessità d’inviare altri cinquantamila uomini per compiere l’impresa in tempi brevi, alcuni esponenti democratici non hanno esitato a giustapporre un prematuro ritiro, l’attuazione – nel giro di sei mesi – di un programma di exit strategy.

Bush non ha ribattuto negativamente alle posizioni espresse da questo schieramento, ma l’ipotesi ha ancora poco consenso. Joe Lieberman, infatti, ha condannato una simile eventualità, rivendicando la possibilità di rinfoltire le fila repubblicane, se il Senato non dovesse attuare una politica di sicurezza nazionale degna di nota. L’unica certezza è il tentativo di velocizzare il processo per consentire al governo di al Maliki di assumere maggiori responsabilità.

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