Napoli

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L’escalation di violenza nel capoluogo campano ha radici profonde, non è un fenomeno passeggero da spiare con incredula inquietudine. La realtà partenopea è quella di una grande metropoli malata, una città stordita da un’epidemia che si chiama malavita. Un morbo viscido che infetta la società civile, trascendendo gli ambienti della microcriminalità per diventare forma mentis e modus operandi. I sintomi sono evidenti: spazzatura, graffiti, borseggiatori, mendicanti ovunque. Minuzie significative, oserei dire emblematiche. Porre sotto l’occhio dell’inquisizione padana le pendici del Vesuvio non risolverà il problema, lo so, ma abiurare alla ragione, negare che Napoli sia anche questo, causa danni irreparabili. Quando il ministro Amato rifiuta l’esistenza di un Far West, non rende servigio ai cittadini. Difendere e tutelare l’immagine e l’onorabilità del governo e degli enti locali è cosa buona e giusta. Tuttavia, ragionando in questi termini, si precipita in un paradossale sforzo infruttuoso: si sprecano tempo e risorse nel tentativo di “ripristinare l’egemonia dello Stato”, quando è il concetto stesso d’autorità ad essere misconosciuto. Nella vita collettiva domina l’anarchia, vige la legge del più forte (la camorra), e le varie entità giuridiche e politiche che s’impegnano sul territorio vengono percepite come forze ostili. Vogliamo ignorarlo? Vogliamo praticare una soluzione politically correct, quando c’è un tessuto sociale da ricostruire?

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4 Comments

  1. Tutto perfettamente vero, aggiungerei però, da napoletano, anche un paio di cose rilevanti che sono contradditorie rispetto all’immagine che uno può avere di Napoli, ma che sono vere:
    Innanzitutto Napoli è ricchissima…12 gruppi di imprenditori napoletani hanno creato il Centro Ingrosso più grande d’Europa, è stato creato a Nola in provincia di Napoli perchè lì c’era lo spazio: 8 milardi di euro l’anno è il fatturato (la riduzione di 5 punti del cuneo fiscale in un anno costa 9/10 miliardi di euro), ed è grande un milione di metri quadri…è unico al mondo!
    Poi c’è il Tarì, sempre in provincia, questa volta di Caserta, creato a Marcianise, che è un centro orafo tra i più eccellenti al mondo…
    Si aggiunga poi che Napoli, in uno dei suoi quartieri, ha le quotazioni di mercato degli immobili più alte d’Italia (base d’asta 5000 euro, fino ad un massimo di 11000 euro a metro quadro, parlo di case)…immagina quindi cosa sia “davvero” Napoli: divisa a metà tra una ricchezza sfrenata, anche se “prodotta in buona parte al nero”, e invece che muore di fame…

  2. Giuseppe Lombardo scrive:

    Camelot, infatti ho messo in corsivo “negare che Napoli sia anche questo, causa danni irreparabili”.

    Lungi da me l’idea di demonizzare Napoli o i napoletani. Vorrei solo onestà intellettuale da parte del governo e degli enti locali.

  3. monarchico scrive:

    Condivido il tuo pensiero, che d’altronde è la cruda realtà.

    Io però aggiungerei che ci sono gravissime responsabilità politiche ed istituzionali, perchè una città non diventa così degradata se lo stato non ha favorito (se non addirittura aiutato) la camorra.
    Ormai lo stato repubblicano e la camorra (come mafia, ngrangheta…) non sono due realtà distinte, c’è uno stretto rapporto tra la politica e la camorra.
    Se questo è vero, allora significa che la repubblica ha fallito, e quindi recuperare la legalità è forse impossibile.

    Come ho scritto nel mio blog, Napoli è la città dove la degradazione del sistema repubblicano ha raggiunto l’apice, cioè il luogo dove gli aspetti più negativi della repubblica (corruzione, incapacità, statalismo, assistenzialismo .. ) hanno raggiunto il massimo.

    Se vuoi visita il mio blog.
    saluti

  4. Giuseppe Lombardo scrive:

    Condivido monarchico, ma tento di sfuggire alla contrapposizione frontale. Il muro contro muro, per quanto legittimo e condivisibile, danneggia la città.

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