No al burqa e al niqab, sì all’hijab

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La discussione sul velo inizia a trascendere i propri confini naturali. Si sta diffondendo, all’interno di una certa area politica, la volontà di affrontare il problema dell’integrazione di petto, senza fermarsi a riflettere sulle implicazioni di alcune futuribili norme palesemente anti-costituzionali. Si tende cioè a negare il carattere simbolico del copricapo islamico, a relegarlo ad emblema della segregazione, della vergognosa condizione femminile all’interno della galassia musulmana.

Le tematiche sollevate sono tante, perlopiù strumentali e meriterebbero una lunga riflessione. Partiamo dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che all’articolo 18 recita:

«Ogni individuo ha diritto alla libertà di religione; questo diritto implica la libertà di manifestare la propria religione, da sola o in comune, tanto in pubblico quanto in privato, con l’insegnamento, le pratiche, il culto e l’adempimento dei riti».

Sul piano giuridico la proposta di immolare il velo alla santità laica dello stato moderno è aberrante. Col termine “velo”, è bene sottolinearlo, indichiamo il tradizionale hijab, il copricapo posto sui capelli dalle migliaia di fedeli d’Allah.

La miopia di alcuni opinionisti ci ha portato a considerare tale indumento come l’insulsa ostentazione di un credo che percepiamo distante dalla nostra cultura e dalle nostre tradizioni. Posto che questa diversità è innegabile (e si manifesta perfino nei modi di concepire la sfera pubblica), è decisamente fuorviante giudicare determinate pratiche religiose sulla base di una mentalità illuminista tipicamente occidentale, che non appartiene ai nostri interlocutori. Questo, ovviamente, non implica la rassegnazione del popolo italiano alla sottomissione predicata dagli imam, però pregiudica il braccio di ferro, lo scontro nudo e crudo fine a se stesso. In altri termini, non si sconfiggerà l’islamismo chiudendo le moschee o rivendicando una forzosa laicità; si eliminerà questa piaga con una strategia politica lungimirante, tessendo relazioni coi “moderati” e riconoscendo ai singoli individui la titolarità dei propri diritti.

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4 Responses to No al burqa e al niqab, sì all’hijab

  1. Friedrich dicono:

    Ottimo. Questa apparentemente piccola questione del velo è l’ennesimo test per molti sedicenti liberali, che spesso si …svelano clamorosamente degli autoritari senza vergogna.
    Fried

  2. Hoka Hey dicono:

    Sottoscrivo in pieno. Ho letto quanto hai commentato nel blog di Jim Momo e mi sono astenuto dal dire la mia propria in quanto avevi già detto tutto tu. Parlando della questione del velo, Gianni Baget Bozzo su il Giornale di qualche giorno fa dice esattamente le stesse cose. Le riporto nel mio blog se ti fossero sfuggite.

    Ciao

  3. vapxx dicono:

    Sottoscrivo anch’io le tue parole. Il velo in segno di mantenere la purezza, non sporcarsi l’anima di conseguenza copro la parte culminante e più importante per proteggerre la pulizia interiore ed esteriore.

    vale

    http://www.equochianti.it

    HELP
    Non rieco ad aggiornare il blog da tre giorni…. puo essere solo il server blogger o …… grazie per chi può aiutarmi

  4. pao dicono:

    Sono pienamente d’accordo. Il problema non è il velo, ma l’uso che se ne fa: in fondo è sempre l’uomo a fare la differenza. Basterebbe poco per comprendere questo piccolo meccanismo, ma purtroppo l’arroganza, l’ignoranza e la paura fanno da padroni.

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