La prima finanziaria dell’esecutivo Prodi contiene una norma, ingiustamente sottovalutata, su cui è bene soffermarsi. L’articolo 42, obnubilato dalla grande stampa, rivela l’atteggiamento tracotante di chi, oggi, esercita il potere esecutivo in questo sciagurato paese:
«1. La presidenza e il consiglio di amministrazione degli enti pubblici non economici nazionali sono soppressi, a far data dalla approvazione delle disposizioni di cui al comma 3.
2. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della presente legge sono presentate ai ministeri vigilanti modifiche delle norme statutarie e dei regolamenti di organizzazione di ciascun ente, che prevedano che le competenze del presidente e del consiglio d’amministrazione sono attribuite, rispettivamente, al direttore generale e ad un comitato di gestione composto dai dirigenti di livello apicale dello stesso ente. Negli enti di ricerca è previsto altresì un comitato scientifico per la definizione degli indirizzi e dei programmi di ricerca, composto nel rispetto del principio di pari opportunità».
Gli “enti pubblici non economici”, posti alla sbarra dal suddetto, comprendono un vasto universo, che si estende dal Coni alla Croce Rossa, passando per l’Unione Italiana Ciechi. Se tale misura andasse in porto, il presidente del Consiglio – col varo della manovra – acquisirebbe la facoltà di ridisegnare gli assetti tradizionali dei fulcri culturali e sociali del nostro Stivale, potendo indirettamente discettare su ciascuna carica. Una mossa azzeccata, studiata dagli strateghi del centro-sinistra, elaborata ad hoc per consolidare il peso esorbitante di una classe dirigente maggioritaria nelle istituzioni, ma strutturalmente minoritaria nella società civile. ■














Che schifo! Tra un po’ scappo in Svizzera!