Il nuovo modello francese

Ascolta con webReader

Quando un monarca senza eredi sta per esalare il suo ultimo respiro, i parenti prossimi iniziano a contendersi l’eredità della dinastia. E’ quanto sta avvenendo in Francia, dove attorno a Jacques Chirac – attuale presidente della repubblica – da qualche tempo fermenta un dibattito costruttivo per la successione.

Il politico più intraprendente è, senza ombra di dubbio, Nicolas Sarkozy. Uomo carismatico, leader della corrente liberale dell’Ump, gode delle simpatie dell’opinione pubblica, sia per l’innato carisma, sia per lo spirito libero e innovativo che lo porta a contestare la santissima laïcité. Nella sua opera più importante, «La République, les religions, l’espérance» (prossimamente disponibile nelle librerie italiane grazie alla traduzione di Fabio Torriero), l’attuale ministro degli Interni smantella i postulati tradizionali della cultura governativa della destra d’oltralpe: contesta la strategia adottata da Chirac in risposta all’integralismo islamico, abbatte il mito del ’68, sbugiarda il neo-gollismo. Un’opera che ha fatto discutere e riflettere, se è vero – com’è vero – che in appena dieci giorni ha venduto 280.000 copie.

Sarkozy denuncia l’anticlericalismo, rivendicando la volontà di porre serie modifiche alle leggi sulla separazione totale e radicale fra Stato e Chiesa. La pretesa di relegare Dio in un cantuccio, sommergendoLo nell’ipocrisia della vita privata, escludendoLo dal contesto pubblico, disgusta il candidato per le prossime presidenziali. La tesi del testo imbarazza per la sua semplicità: la Chiesa, oltre ad essere una comunità umana composta da singoli individui in possesso di legittimi diritti politici, svolge, nel contesto nazionale, una funzione sociale di primo piano, dando voce e offrendo la spalla per uno sfogo ai deboli e agli indifesi. Negare una realtà simile non è intellettualmente onesto e preclude, inevitabilmente, la possibilità di ripensare seriamente la strategia ben riassunta dalla formula “libera Chiesa in libero Stato”.

«Se la Chiesa non si preoccupasse dei più poveri, chi potrebbe farlo? Rispettare la Chiesa significa riconoscerle quella vocazione a difendere coloro che nessuno difende, quella tradizione di apertura, di conforto, di fraternità».

Sarkozy contesta la rigidità delle norme sui rapporti fra Stato e religioni e s’oppone alla pretesa intangibilità di quelle leggi. Rompere il tabù secondo cui i luoghi di culto sorgono in autonomia e non vanno incoraggiati, è diventato progressivamente uno dei leitmotiv della campagna elettorale del ministro francese, che, stuzzicato dai radical-chic d’oltralpe, non ha esitato a schernirli:

«si giudica naturale che lo Stato finanzi un campo di calcio, una biblioteca, un teatro, un asilo; ma a partire dal momento in cui i bisogni riguardano il culto lo Stato non dovrebbe impegnare neppure un centesimo».

Anche nel paese di Napoleone il dilemma morale è stato sollevato. La rupture è il primo passo per la normalizzazione di uno Stato eccessivamente intento a contemplare se stesso.

Update: Potete votare questo post QUI.

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Segnalo
  • Diggita
  • Wikio IT
  • FriendFeed
  • Twitter
  • Live
  • Buzz
  • oknotizie
Questa voce è stata pubblicata in Destra e taggata come , . Aggiungi ai segnalibri il permalink.

7 Responses to Il nuovo modello francese

  1. TA dicono:

    Stavolta hai vinto…Complimenti! Alla prossima.

  2. Salo dicono:

    La società francese è in difficoltà, principalmente per due motivi: il fallimento del modello d’integrazione cosiddetto “assimilazionista”, e il vuoto etico causato dal laicismo dello Stato. Se Sarkozy vincerà le prossime elezioni e se concretizzerà le sue idee, allora per la Francia si aprirà una nuova stagione politica, tesa a ridare speranza e a rispolverare le nostre comuni radici europee, che sono, è la Storia a dirlo, essenzialmente cristiane.
    Complimenti per il post. A presto!

  3. Giuseppe Lombardo dicono:

    Siccome dopo gli insulti e le minacce arrivano nuovi insulti, tengo a comunicare agli pseudo-censurati qualcosa. Primo. Censura non è, giacché i vostri commenti sono “moderati”, quindi al massimo vengono “cassati” per indecenza. Dato il vostro spessore culturale, afferrerete la differenza.
    Secondo. I commenti inerenti vengono regolarmente pubblicati, se espressi in forma non offensiva nei confronti di altri lettori o del titolare. Il dibattito civile, anche se non sempre costruttivo, mi interessa. La politica degli insulti la lascio alle massaie.

  4. Ludovico dicono:

    Alle massaie? Cos’hanno le massaie per non poter discorrere della tua “politica” ? Sei pure razzista? D’altra parte come gl’americani…
    Qui non ci sono insulti, non caneccallarlo se sei corretto…

  5. Giuseppe Lombardo dicono:

    Casomai classista…E comunque razzista non è un insulto? Diciamo che tra gli epiteti è il più “dolce” che mi hai affibbiato. Pazienza, il tuo parere non mi interessa, sei solo uno dei tanti, e neanche il più originale.

  6. Salo dicono:

    X Ludovico. Razzisti gli Americani? ma quando scrivi il cervello ce l’hai connesso o no? ti ricordo che quella Americana è la società più multietnica e allo stesso tempo armonica (dato che si basa su regole chiare e condivise) del mondo; ti ricordo che gli stati uniti sono l’unica grande potenza filoisraeliana; ti ricordo che se i Palestinesi sopravvivono è grazie agli aiuti della comunità internazionale (e indovina chi dà il contributo più consistente a questa comunità…gli Stati Uniti!); ti ricordo che se la popolazione della Corea del Nord non muore di fame è grazie agli aiuti alimentari che provengono dagli Stati Uniti. Posso andare avanti, ma spero ti bastino questi esempi (di cui uno sugli ebrei, uno sugli arabi e uno sugli asiatici) per rianimare la tua mente…ed evitare di blaterare altre sciocchezze!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>