I dubbi del popolo libanese

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All’indomani del cessate il fuoco, dalle colonne di questo blog, posi una domanda precisa: Hezbollah ha vinto o perso la battaglia? La mia analisi partì da presupposti politici ben chiari ad ogni spettatore del teatro mediorientale: l’alleanza con la Triplice del terrorismo (Hamas, Siria ed Iran) ha permesso ai fondamentalisti musulmani di lanciare una sfida parallela agli Stati occidentali e ai regimi arabi “moderati” (questi, lungi dall’essere liberali, continuano ad intrattenere rapporti diplomatici con Europa e Stati Uniti, al fine di evitare punti di frizione che potrebbero danneggiare il ciclo economico, mettendo in discussione il primato dell’odierna classe dirigente). Da un punto di vista politico, data l’estensione del terreno di gioco e la portata del conflitto, conclusi sostenendo che sì – a mio giudizio – Nasrallah aveva vinto strategicamente. Con un ammonimento però: «l’esito non è definitivo». Ed, infatti, l’incognita dei civili di Beirut ha ribaltato, almeno in parte, le certezze dei miliziani del “partito di Dio”. Scrive Maurizio Molinari:

«Quando gli Hezbollah hanno organizzato la “Marcia della Vittoria” nei quartieri-roccaforte di Beirut Sud non si sono presentate che poche centinaia di fedelissimi mentre la seguente decisione di Nasrallah di regalare 12 mila dollari ad ogni famiglia con la casa distrutta è stata commentata sarcasticamente dal noto opinionista libanese Walid Abi-Mershed: “Gli Hezbollah hanno fatto pagare al nostro Paese un prezzo troppo alto, devono renderne conto”».

Proprio questa citazione offre alcuni spunti di riflessione. Nelle parole di Abi-Mershed vi è l’emblema del malessere di un popolo e di una comunità religiosa, composta – al 40% – da sciiti, che s’interrogano su come è potuto accadere che una formazione politica si ergesse ad interprete della volontà popolare, trascinando la nazione in una sciagurata guerra. Il “pentimento” del leader delle milizie, che in un intervento televisivo ha sconfessato l’imprudente rapimento dei 2 effettivi dell’esercito israeliano, va letto in tal senso: è un marcia indietro, una reazione tartufesca di fronte alle perplessità di una base che comincia a mettere in discussione non soltanto la strategia, ma persino la leadership del movimento.

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3 Responses to I dubbi del popolo libanese

  1. watergate dicono:

    sto verde mantide religiosa te lo boccio :-D

    * i primi a esultare per un possibile disarmo di hezbollah dovrebbero essere proprio i libanesi, se le cose andassero in una maniera vicina al normale. Un saluto.

  2. Giuseppe Lombardo dicono:

    :) Le larve della mantide escono nel mese di giugno, ma solo ad agosto diventano adulte. I tempi del blog coincidono perfettamente. Se ti fa piacere, questo template puo’ costituire la premessa per una difesa sindacale delle mantidi religiose, attaccate anch’esse da uno spietato laicismo. E ora venite a dirmi che sono oscurantista :-P

  3. alfred dicono:

    buona sera…
    voglio aggiungere a quello che si e’ gia detto che nusrallah e’ stato provocato dall’iran da cui deriva per creare il conflitto con israele..questo conflitto come abbiamo visto ha aumentato molto la popularità di quest uomo che era lo scopo effettivo della guerra per TRASFORMARE il libano da uno stato “normale” in cui le sede del parlamento sono divisi fra christiani e musulmani e droze..a trasformarlo in uno stato scieita sotto i piedi di iran da cui l’iran puo dare tanti fastidi al nemico israeliano. grazie comunque sono israeliano l’amico di Anna ciao :)

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