Conoscenza è libertà/10

Ascolta con webReader
Wake of the Ferry

[John Sloan -Wake of the Ferry]

E’ possibile relegare nell’oblio una tragedia nazionale? Si puo’ cancellare dalla memoria storica di una comunità umana un avvenimento drammatico, che ha sancito l’assoggettamento ad un regime criminale? Sono domande dalle risposte ovvie, quelle appena esposte, ma che comportano riflessioni su cui spesso – per pigrizia o per opportunismo politico – ci rifiutiamo di indugiare.

Mezzo secolo è trascorso dai moti di Budapest e, nei palazzi che compongono l’ossatura storica del paese, si respira un altro clima. Una brezza diversa, occidentale, consumista, basata sui fast-food e su qualche centro commerciale, attraversa il paese.

Per ripercorrere quanto accadde in quei tragici giorni d’offensiva militare, un attacco spaventoso – condotto da oltre 2000 carri armati – volto a distruggere l’autonomia della civiltà magiara, è utile riportare alla mente e agli occhi del lettore documenti di cronaca, per eliminare quella patina opaca che porta ad analizzare con distacco storico-statistico le repressioni. L’articolo firmato da Luigi Fossati, corrispondente de l’Avanti!, offre uno spaccato della situazione. Nel pubblicarlo, custodisco la speranza di smantellare il «realismo socialista», ossia la descrizione idealizzata della realtà sovietica.

«L’episodio più tragico della prima repressione sovietica, una vera carneficina, si verifica sulla piazza del Parlamento, la mattina del 25 ottobre. Tre carri armati sovietici, d’improvviso, si mettono a sparare su alcune migliaia di persone ammassate per dimostrare solidarietà al governo Nagy. I carri avanzano alla cieca, travolgono decine di manifestanti. Arrivano a sirene spiegate le ambulanze, ma anche gli infermieri si arrestano terrorizzati davanti alle scene della strage. La notizia dello scempio in piazza del Parlamento fa subito il giro di tutta Budapest, accende gli animi, rinforza i distaccamenti rivoluzionari: i carri armati e le autoblindo dell’esercito invasore vengono presi d’assalto, ne resteranno decine e decine (alla fine della rivolta, oltre trecento) bruciacchiati e immobili al centro delle strade. Il tributo di sangue pagato dagli insorti è enorme. Nei parchi e nei giardini della capitale si scavano le fosse comuni. Sui luoghi degli scontri vengono accese centinaia di candele per ricordare i morti».

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Segnalo
  • Diggita
  • Wikio IT
  • FriendFeed
  • Twitter
  • Live
  • Buzz
  • oknotizie

551 views

Leave a Reply