La matematica è un’opinione

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Comico o ridicolo. Selezionate l’aggettivo che ritenete più opportuno per indicare l’atteggiamento del governo Prodi, durante la seduta dedicata al rifinanziamento della missione in Afghanistan. Ponderate bene, perché la grossolana situazione dovrebbe far riflettere tutti.

Alla vigilia del voto, il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, ha comunicato la decisione presa dall’Esecutivo durante la riunione del consiglio dei ministri, tesa a ribadire l’autonomia di

«una maggioranza autosufficiente. O si dimostra che la maggioranza c’è o è finita, si torna al voto».

Come dimostrare la compattezza della coalizione, se non ponendo la fiducia su uno dei provvedimenti che più lacerano la gauche italiana? E’ come se Myke Tyson, per manifestare la propria superiorità fisica nell’arte della lotta, improvvisamente stabilisse di ricorrere al doping, con buona pace dell’equilibrio fisico del suo massiccio corpicino, giacché i muscoli “o servono o è finita”.

Uno pensa : l’indecenza è compiuta, inutile piangere sul latte versato. Anziché tentare una strategia bipartisan, un dialogo sulle direttive internazionali del nostro Paese che sia realmente trasversale, condiviso dai due terzi del Parlamento, preferiscono “inquadrare” la propria maggioranza per evitare che il Signor Tentenna seduto a Palazzo Chigi possa risvegliarsi direttamente di fronte al Bar Giolitti, nel ruolo di spazzino. Invece il peggio deve ancora arrivare. Sì, perché a Palazzo Madama – su un provvedimento così delicato – i voti necessari per approvare il rifinanziamento della missione, il centro-sinistra non li ha!

Come uscire dal guado? Semplice : consumando un abuso. In aula i voti dell’alleanza pseudoprogressista sono 159, i presenti 322, da cui vanno decurtati 4 senatori in missione. Il quorum, pertanto, è 160. Franco Marini (detto Francesco in barba all’anagrafe) stabilisce arbitrariamente che il Presidente non è votante, ma è presente, quindi i voti conseguiti sono sufficienti e determinanti. L’arbitro sveste la maglietta di garante super partes, indossa il completino rosso e si mette al soldo del potere.

Parlare di dittatura del Professore è da sciocchi o da forsennati. Mettere all’indice l’abuso, rilevando la forzatura delle regole democratiche e l’inconsistenza politica di un esecutivo che, dopo appena tre mesi di lavori, blinda i principali decreti ogni qualvolta s’inizia a discutere, è doveroso e necessario.

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