Avete mai visto l’esultanza di Obafemi Martins, punta nigeriana dell’Inter, dopo aver segnato un gol? Nel delirio della curva, il calciatore nerazzurro – servendosi di mani e piedi – esegue un gesto atletico degno di nota : rotea su sé stesso vorticosamente, mettendo in atto un triplo salto mortale. Il pubblico, abituato a profonde delusioni, per una volta estasiato, apprezza l’affascinante festeggiamento, che lo ripaga in parte del prezzo del biglietto.
In politica analogo gesto non riscuote il medesimo successo. I salti mortali metaforici, la corsa alle agenzie per dire tutto e il contrario di tutto, fanno venire pruriti e orticarie anche ai più rocciosi sostenitori dell’impudente malcapitato. Nella scorsa campagna elettorale, ad esempio, Romano Prodi aveva inizialmente sostenuto l’intenzione di rivedere e “revisionare” i valori catastali degli immobili, aggiungendo che la tassa di successione – inevitabilmente – sarebbe stata reintrodotta dal futuro Esecutivo. Vedendo la confusione che tali dichiarazioni avevano suscitato, il Professore tornò sui suoi passi :
«non metteremo tasse sulla casa, per le imprese, sulle nostre famiglie e sui risparmi».
Ma come no? Quale delle due dichiarazioni era veritiera? All’epoca non era dato saperlo.
A quanti chiedevano maggiori informazioni sui patrimoni che, eventualmente, sarebbero stati colpiti dalla reintrodotta tassa, Prodi faceva spallucce. «Si tratta di chi ha parecchi milioni di euro». Ossia? Quanti? Da economista uno scalino avrebbe dovuto pure indicarlo, no? Nulla, neppure un’indiscrezione. Questo continuo siparietto, questo spettacolo politicamente indecente, andò avanti fino al nove aprile. Nelle dichiarazioni degli esponenti di centro-sinistra vi era però sempre un un leitmotiv, una frase sibillina : “armonizzeremo la pressione fiscale”. Che vuol dire armonizzeremo? Da che mondo è mondo, economicamente parlando, il verbo armonizzare indica una modifica, un riadattamento, una redistribuzione, un controllo. Esercitato, solitamente, dallo Stato ai danni del portafoglio del contribuente. Occorre aprire un’incisa : col termine contribuente non indichiamo il signor Rossi immaginario o un ricco imprenditore confindustriale, bensì un cittadino del ceto medio. Tartassato perché, sia il governo Berlusconi, sia quello attualmente presieduto dal suo successore, hanno manifestato una palese sudditanza psicologica nei confronti dei poteri forti.
Ora, ragioniamo come se fossimo uomini dell’Esecutivo. Occorrono soldi e, francamente, l’utopia caimana dell’intangibilità del portafoglio altrui, non c’ha mai convinto e l’abbiamo sempre contrastata, in privato e in pubblico. La lotta all’evasione, argomento buono per le campagne elettorali moralistiche, in realtà si è rivelata fuffa, perché hai voglia a dire “pagheremo tutti, pagheremo meno”… Non è un’ipotesi praticabile.
Come fare allora a rimpinguare le casse per abbattere il debito? L’uomo di destra ha un approccio liberale al problema : tagliamo gli sprechi. Un colpo di forbice può sistemare molte situazioni, anche quelle che apparentemente sembrano desolanti. E’ la teoria giustamente sostenuta da Vittorio Feltri sulle colonne di Libero.
L’uomo del centro-sinistra non condivide la suddetta tesi. Preferisce ricorrere allo strumento legale più semplice : la gabella.
Ora, qual è il bene che comunque siamo costretti a denunciare? La casa! Ed ecco che entra in atto la rivalutazione degli estimi catastali, che – tradotto in soldoni – vuol dire più Ici. Per me, per voi, per tutti.
Ici? Che cazzo d’Ici? Sì, proprio quella che Berlusconi prima, e Veltroni poi, volevano abolire.
Un’ombra si addensa all’orizzonte : il Vamprodi.













