aprile 17, 2012

Lega, finanziamenti e una manzoniana speranza

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E’ con una certa ironica soddisfazione che assisto agli improvvisi richiami al garantismo da parte di una certa corrente della Lega, la quale – avendo evidentemente deposto i cappi nei cassetti delle aule parlamentari nel lontano 1996 – adesso invoca la pulizia interna come unico strumento risolutorio di una controversia, quella sull’utilizzo improprio dei fondi pubblici, che ha una naturale rilevanza penale. Ora, non voglio ancora porre l’attenzione sull’anomalia italiana relativa ai finanziamenti delle forze politiche. La democrazia è competizione in ogni Stato liberale. Da noi, in uno Stato un po’ sui generis, la concorrenza è farsata in virtù della longevità: se fai parte del sistema, sparire non è il caso, non sarebbe educato. E tale ragionamento andrebbe esteso, in misura trasversale, anche alle forze rappresentative del mondo del lavoro e ad altre varie piccole caste che avvelenano la finanza pubblica, proprio mentre Monti chiede rispetto e rigore. Ma stante queste scarse considerazioni, nel mentre rivolgo con attenzione un occhio alle dinamiche interne di quella che appare, per struttura e radicamento territoriale, l’ultima forza leninista presente nel nostro paese, mi pongo anche una serie di domande sullo straordinario sarcasmo della vita.

I cultori dello Stato forte, i paladini della via law and order all’italiana si trovano in oggettiva difficoltà a causa di uno scandalo di malcostume. Denunciare “Roma Ladrona” per poi spostare di poche miglia il centro gravitazionale dell’affarismo non è un’ipotesi elettoralmente appagante, e in tal senso i media stanno certificando – con sondaggi demoscopici del tutto retorici, in verità – una certa perplessità che serpeggia nella base dei longobardi. Di fronte a questo malcostume c’è la tendenza, squisitamente italiana in un partito di padani, a cercare il capro espiatorio, sia esso un meridionale come Belsito o una donna come la Mauro. E’ più facile additare qualcuno quale responsabile universale di ogni male, in luogo di riflettere sulle storture intrinseche ad un sistema.

Personalmente auspico, per la politica italiana che ha bisogno di un forte slancio etico, un ridimensionamento dello scandalo, ma in verità nutro forti dubbi. Resta la speranza della manzoniana conversione dell’Innominato: se uno di questi egregi signori dovesse assaggiare il pasto delle patrie galere, forse potrebbe finalmente combattere per il decoro e la dignità dei carcerati.

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