Hanno torto sempre gli altri

Ascolta con webReader

Il popolo francese è straordinario. Spesso nei luoghi comuni, gli italiani vengono raffigurati come uomini d’ingegno, i napoletani d’Europa diremmo noi, pronti a piegare la verità dei fatti alla fantasia delle opinioni. Eppure la crisi mostra come nei salotti bene, nei quartieri che contano, la percezione delle difficoltà fra Roma e Parigi sia significativamente diversa. Così procedendo, si sfata perfino qualche tabù. Chiariamo, per amor d’ordine: siamo nel pieno di una crisi finanziaria che attanaglia l’intero continente, oltrepassando i confini territoriali e colpendo indistintamente gli alfieri del capitalismo ed i cultori dell’economia pianificata. Non è questo il luogo per riscontrare eventuali responsabilità o per valutare gli atteggiamenti depressivi che hanno peggiorato la stabilità europea. Bisognerebbe fare una lunga discussione e le analisi non possono trovare una sintesi efficace nelle poche righe di un post. Credo, però, sia oggettivamente innegabile sottolineare come l’Italia abbia passato, ad oggi, la fase più tormentata del processo nella consegna del testimone di governo dall’Esecutivo Berlusconi al governo tecnico di Mario Monti.Nel battesimo di un gabinetto apartitico si è consumata un’era: in nome delle difficoltà è stata commissariata la classe dirigente di un paese, esautorata dalle sue funzioni per manifesta incapacità. Lo abbiamo scritto e lo sottoponiamo nuovamente al lettore, come elemento critico di valutazione. In quel frangente i toni della stampa non hanno sfiorato l’Apocalisse biblica, ma poco ci è mancato. Appesi allo spread, di cui ignoravamo collettivamente l’esistenza, ci siamo sbilanciati nel disegnare scenari catastrofici, fiumi che straripavano e zombie con l’accento della bassa Baviera che occupavano Roma capitale. Parigi nel frattempo rideva sorniona, ammonendo Berlino sui rischi legati alla scarsa affidabilità degli italiani. Oggi lo scenario è radicalmente diverso e Monsieur Sarkozy siede sul banco degli imputati esattamente come noi. La Francia ha perso la terza A nelle valutazioni di Standard & Poor’s, eppure oltralpe non si è diffuso il panico. Anzi, Le Monde ha pubblicato oggi un interessante articolo a firma di Clement Lacombe, un articolo esplicativo su come sopravvivere dopo il declassamento. La poesia e la meraviglia di questo pezzo sta nel finale: non avendo gli strumenti necessari per risolvere il problema della credibilità finanziaria nelle fondamenta, cosa si chiede l’autore? Semplice: «cosa fare per ridurre il peso delle agenzie di rating?». Se non puoi affrontare un problema, ignoralo. La riflessione è pertinente, intendiamoci. L’avessimo proposta noi, saremmo stati trattati alla stregua di maramaldi qualsiasi, una banda bassotti con pizza e mandolino. Se la propongono “gli altri”, forse qualche spunto di riflessione si trova… Ça va sans dire.

Technorati Tag: ,,,
Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Segnalo
  • Diggita
  • Wikio IT
  • FriendFeed
  • Twitter
  • Live
  • Buzz
  • oknotizie
Questa voce è stata pubblicata in Esteri, Politica. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

I commenti sono stati chiusi.