gennaio 3, 2012

La crisi nella crisi

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Il mito reaganiano della “città splendente in cima alla collina” ha perso il suo appeal. Il movimento giovanile repubblicano s’interroga oggi sui profondi mutamenti che hanno attraversato i campus, modificando il dna stesso della struttura di partito. Star Parker è netta nella sua disamina: “Il materialismo ed il relativismo morale, frutto della cultura di sinistra, stanno infettando la nostra gioventù”. I termini forti servono a sottolineare, in maniera piuttosto cruda, la perentorietà di una denuncia. L’ala conservatrice del G.O.P. teme una svolta tecnica, teme cioè di disperdere l’attivismo legato ai valori e alle grandi battaglie (aborto, eutanasia, matrimonio) in nome e per conto dell’efficienza nella programmazione economica.

Contro la politica dei ragionieri, se vogliamo usare questa espressione, si è battuto, su un altro versante, Paul Krugman. L’editorialista del New York Times ha voluto sfatare il tabù del debito, ricordando come, nei momenti di crisi, l’instabilità congiunturale possa essere superata soltanto con la progettazione di nuovi investimenti, e non brutalizzando la spesa pubblica. Viene in mente una frase di Schmitt, rammentata di recente da Alain De Benoist: “È sovrano chi decide dello stato di eccezione”.

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