giugno 23, 2011

Tagliando afghano/2

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Le reazioni al discorso di Obama non sono state delle migliori. Glenn Thrush ha interpretato le parole del presidente come una sorta di ripensamento generale sulla missione: avendo distrutto una base d’appoggio ai terroristi ed avendo decapitato il vertice di Al Qaeda, ormai sulla strada della disfatta stando a quanto espresso dal leader democratico, la guerra in Afghanistan dovrebbe considerarsi conclusa in quanto, allo stato attuale, come operazione militare non appare più strettamente necessaria. Robert Kagan, autorevole opinionista conservatore e consigliere dell’ex candidato Mc Cain sui temi di politica estera, ha sottolineato come la decisione “sia di carattere politico, non militare”, giacché – come evidenziato ieri dal Guardian – è nota l’opposizione al progetto dei vertici dell’esercito americano. In merito Ben Smith ha notato la cura utilizzata dal presidente per evitare di menzionare il generale Petraeus, che si troverà nell’ingrato compito di essere al vertice di una struttura preposta a giudicare in prospettiva i risultati conseguiti dalla strategia militare da lui fortemente voluta. Michael Crowley ha posto invece l’accento sull’ineluttabilità di una decisione simile, una decisione su cui Obama avrà riflettuto a lungo, poiché il messaggio implicito è comunque il ridimensionamento del potere americano.

Update: Camillo completa il quadro.

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