marzo 9, 2011

No fly zone, un atto di guerra

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In un’intervista rilasciata domenica alla Nbc, William Daley – capo staff della Casa Bianca – ha lanciato un duro monito nei confronti di quanti, più o meno vanamente, hanno invocato in questi giorni l’adozione della No Fly Zone: “C’è tanta, troppa gente che butta in mezzo l’idea, ne parla come fosse un videogioco strategico o qualcosa di simile. Dubito perfino che sappiano di cosa stanno parlando”. A tal proposito le riflessioni di Mario Arpino risultano puntuali e precise e forniscono un quadro più chiaro della situazione.

La realtà è una: tale misura corrisponde ad un atto di guerra depotenziato, il che, naturalmente, non ne riduce la portata. L’adozione di un simile provvedimento implicherebbe una politica di dura lotta al regime del Colonnello. Ora, considerando che la Libia ha una superficie terreste pari a quattro volte quella tedesca, sulla base degli evidenti problemi sorti nel controllo e nell’amministrazione del territorio in Afghanistan ed in Iraq, vien da chiedersi: la comunità internazionale divisa, registrando i silenzi che provengono da Mosca e da Pechino, può davvero contrastare l’onda d’urto di un’eventuale resistenza da parte dell’esercito filo-governativo? E il giorno dopo il collasso del sistema autocratico, quale sarebbe la exit strategy?

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