agosto 29, 2010

Reset

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Società composte in prevalenza da giovani, appartenenti a ceti medio-bassi e pronti a usufruire dei meccanismi di mobilità sociale per modificare la propria posizione; il desiderio di vedere l’Iraq e l’Afghanistan stabilizzati; la volontà di sopprimere quegli elementi dell’islam radicale (Al Qaeda) che minano la struttura stessa dei sistemi politici orientali. Sono tre caratteristiche che accomunano le leadership della Turchia, dell’Iran e degli Stati Uniti. Così scrive Stephen Kinzer nel suo “Reset. Iran, Turkey and America’s future”.

Conscio delle difficoltà vigenti nelle relazioni internazionali, l’autore, all’interno del pamphlet, esorta Washington ad osare di più, ad assumere un ruolo chiave per lanciarsi in “negoziati diretti, bilaterali, completi ed incondizionati” in particolare con Teheran. Occorre, specifica, un’azione di stampo nixoniano: non a caso la Cina comunista fu oculatamente recuperata dalla diplomazia americana non già in un contesto di pace, bensì in prossimità del conflitto vietnamita. Il libro si sofferma infine sull’Esecutivo Erdogan, sullo scontro tra modernizzatori ed occidentalisti all’interno della società turca e sulle possibili prospettive per la risoluzione del conflitto curdo. Chi segue questo blog non può trascurare una simile lettura.

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