Citare il Vietnam come esempio è storicamente, militarmente e politicamente fuori luogo. Tuttavia ancora una volta la Casa Bianca democratica dimostra di non saper gestire oculatamente le situazioni di pericolo. Lo Spiegel scandaglia i problemi dell’agenda internazionale, adottando l’exit strategy che da queste colonne sosteniamo da tempo.
«Se Obama spera di evitare che tutte le conquiste fatte in Iraq evaporino in una notte, dovrà, in ultima analisi, rivedere la sua decisione circa il ritiro delle truppe, a costo di una grave perdita di popolarità per la presidenza. Come la Germania dopo la seconda guerra mondiale, anche l’Iraq avrà bisogno dell’azione stabilizzatrice delle truppe americane fino a nuovo avviso, ed il governo degli Stati Uniti in fin dei conti potrebbe mantenere in questo scenario una presenza minacciosa contro il vicino Iran […] Se Obama fosse davvero il leader mondiale messianico annunciato al mondo dopo la sua elezione, egli dovrebbe riuscire a costringere tutte le realtà a riunirsi ancora una volta in una grande conferenza in Afghanistan, convocando potenze come la Russia, la Cina, il Pakistan e l’Iran, ma anche i talebani e una rappresentanza dei signori della guerra afghani».













