giugno 29, 2010

Tra Berman e Ramadan

Ascolta con webReader

Dopo un appurato studio dei testi, dopo un confronto aperto e sincero con la realtà mussulmana, chi scrive è giunto da tempo ad una conclusione: l’Islam non può essere considerato un blocco monolitico a sé stante. Le diverse correnti spirituali e culturali d’interpretazione della dottrina non possono essere generalmente bollate sotto l’etichetta di forze estremiste. Sussiste una differenza netta tra l’interpretazione fideistica della vita pubblica e la deriva islamista antiliberale. Corrono, per così dire, universi paralleli fra la visione della società propria dei puristi salafiti e quella invece declinata dagli intellettuali moderati, i quali – con fatica – cercano di indicare i principi di una fede moderna. Discernere non è peccato. Marc Lynch ha affrontato il tema, prendendo spunto dall’ultimo saggio di Paul Berman. E’ una lettura utile, su cui vi consiglio di soffermarvi.

«Per cercare di comprendere l’islamismo, due approcci sono possibili. Il primo vede nel fenomeno un progetto essenzialmente unico, ma con molteplici varianti, in cui le somiglianze sono più importanti delle differenze. In tale prospettiva, i Fratelli Musulmani e Al Qaeda rappresentano i riflessi di uno spettro comune, organizzazioni divise da tattiche piuttosto che da obiettivi concreti. […] Il secondo approccio si concentra sulle distinzioni inerenti l’ideologia ed il comportamento dei vari filoni dell’Islam. Negli anni successivi all’undici settembre, gli Stati Uniti hanno spostato lentamente la propria posizione dal primo al secondo campo. Determinante è stata l’esperienza di collaborazione istituita coi ribelli nazionalisti iracheni, schierati contro al Qaeda in Iraq».

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Segnalo
  • Diggita
  • Wikio IT
  • FriendFeed
  • Twitter
  • Live
  • Buzz
  • oknotizie

Comments are closed.