Trentott’anni. Ci sono voluti trentott’anni per stabilire la verità e la giustizia sui fatti di Derry, ma alla fine il capitolo infamante del Bloody Sunday ha trovato il suo epilogo. Il primo ministro britannico David Cameron ha compiuto oggi una passeggiata nella storia, definendo finalmente «ingiustificato ed ingiustificabile» l’attacco sferrato dai paracadutisti britannici il 20 gennaio del 1972, durante una manifestazione cattolica a Londonderry. Le famiglie dei quattordici morti caduti durante quell’agguato hanno così finalmente ottenuto il giusto riconoscimento: l’assunzione di responsabilità dirette da parte dell’Esecutivo di Sua Maestà e le scuse formali di Downing Street.
Il premier ha anticipato la divulgazione delle conclusioni del rapporto Saville, ordinato nel 1998 dal predecessore laburista Tony Blair e portato a termine soltanto oggi. Dodici anni di lavoro sono risultati indispensabili per stilare 5.000 pagine di dossier, dieci volumi zeppi di ricostruzioni, con oneri economici a carico di Londra per un ammontare pari a 195 milioni di sterline.
Dalla lettura si potrà evincere la situazione dell’epoca: i militari intervennero sparando il primo colpo e, in seguito alla reazione inevitabilmente contenuta della folla, non esitarono a colpire indiscriminatamente anche quanti stavano palesemente abbondando il raduno o si erano gettati a terra nel tentativo di soccorrere i feriti. Le vittime irlandesi erano prevalentemente ragazzi al di sotto dei vent’anni e il possesso di armi da fuoco indebitamente detenute da parte di alcuni non giustificò, né potrà mai giustificare, la sproporzionata reazione dell’esercito inglese.
Interpellato dalla stampa britannica, Denis Bradley, ex sacerdote presente alla marcia insanguinata nonché attore fondamentale del successivo processo di pace voluto dal governo laburista e dalla controparte Gerry Adams, si è detto profondamente soddisfatto per la fine di questa vicenda: “La città dette la versione reale degli eventi fin dall’inizio. Oggi è giusto sottolinearlo”.
In realtà, stando alle rivelazioni, l’autore della documentazione avrebbe fornito la possibilità alle procure della repubblica irlandese di intentare un processo. Non soltanto le responsabilità dell’establishment militare e dei singoli effettivi emergerebbero nitidamente, ma dalle carte risulterebbe parimenti chiaro come molti generali ed agenti di vario grado mentirono coscientemente e deliberatamente per inquinare i fatti. Un atto gravissimo, che avrebbe portato ad un irrigidimento della leadership conservatrice, la quale, pur ammettendo le colpe politiche dell’azione, non sarebbe disposta a credere alla malafede degli uomini del Reggimento.















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