Propaganda nera

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Il primo ministro Recep Tayyip Erdogan ha duramente criticato i media occidentali e l’Unione Europea. Parlando nella sua città natale, in occasione di una visita nella regione, il capo del governo di Ankara si è scagliato contro quel circuito informativo che ha dato nel corso delle ultime settimane un’immagine tendenziale e capziosa dell’Esecutivo turco. Di fronte agli illeciti internazionali commessi dallo stato d’Israele, alcuni opinionisti europei anziché scagliarsi contro l’offensiva militare di Tel Aviv hanno preferito porre sul banco degli imputati l’Akp per la presunta svolta filo-orientale. Lo ha fatto, in Italia, il Sole 24 Ore, che ha esplicitamente paragonato il premier di Rize ad una sorta di nuovo Saladino.

Senza usare giri di parole, senza cedere il passo alla vuota retorica parlamentare, Erdogan ha citato una “sistematica campagna di propaganda nera” operata contro gli interessi della nazione.

Già qualche giorno addietro aveva rilanciato il tema:

“Coloro che parlano di uno spostamento dell’asse, se non sono malintenzionati, sono gli stessi che non riescono a comprendere il nuovo ruolo della Turchia e la sua politica estera multiforme. Vorrei richiamare l’attenzione di tutti su un dato: questo governo ha avviato i negoziati di adesione con l’UE. […] Stiamo lottando, stiamo facendo sforzi notevoli. Abbiamo istituito un ministero unicamente per questo scopo”.

Ad una precisa manifestazione di volontà, come sempre, non poteva non seguire l’affondo:

“Io lo dico apertamente: se non è un club cristiano, l’Europa sarà costretta ad accettare la Turchia come stato membro, in quanto oggi forniamo garanzie democratiche di gran lunga superiori rispetto a quelle presentate dagli ultimi dieci paesi integrati nell’area”.

Parole nette che testimoniano una duplice realtà: da un lato c’è la risoluta determinazione del partito di maggioranza d’essere soggetto attivo nel processo economico e politico continentale; dall’altro c’è un richiamo più che comprensibile alle radici e alla tradizione differente della cultura un tempo incarnata dalla Sublime Porta. Erdogan non mira né a costituire un impero né ad osteggiare i piani degli alleati atlantici; ambisce, piuttosto, a perseguire un disegno di sviluppo geopolitico locale che ricollochi la Turchia al centro della scena.

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