Regione di rifugiati

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«Non ragioniam di lor, ma guarda e passa». Con tali semplici parole il Sommo Poeta, per bocca di Virgilio, ripudiava la vista degli ignavi nel terzo canto dell’Inferno; talmente tanto era lo sdegno verso quanti in vita non riuscivano ad esprimere una posizione, che Dante – senza mezzi termini – rinnegava perfino l’ipotesi del confronto nella sua maggiore opera letteraria.

Lo stesso monito, in forma sicuramente più banale, è stato espresso stamane dal capo dell’Esecutivo turco, Recep Tayyip Erdogan, di fronte ai delegati del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo. L’omicidio di nove connazionali, perpetrato dall’esercito israeliano, non può essere ignorato dalla comunità internazionale: è questa, in estrema sintesi, la posizione assunta dal governo di Ankara. Di fronte ad una gravissima violazione del diritto, secondo il leader dell’Akp, di fronte cioè all’assedio di una nave recante aiuti umanitari, colpita duramente nelle acque internazionali, l’Organizzazione si giocherà ben più della propria immagine.


“Se stiamo parlando di pace globale – ha detto Erdogan – e se siamo consapevoli che sinceramente dobbiamo trovare insieme soluzioni ai problemi del mondo, allora dobbiamo mostrare un atteggiamento intransigente nei confronti di questi illeciti. Coloro che rimarranno in silenzio, coloro che resteranno indifferenti e chiuderanno un occhio, non saranno solamente partecipi di questi massacri, ma legittimeranno nuovi attacchi in futuro”.

Una linea chiara, che la maggioranza parlamentare sta supportando dal primo giugno incondizionatamente, grazie anche al consenso in ascesa nelle rilevazioni statistiche nazionali.

Sul versante opposto, il dibattito pubblico inerente l’offensiva militare continua a destare scalpore nella società israeliana. Dalle colonne di Haaretz, Gideon Levy ha forse dato la risposta più esaustiva alle critiche di una certa stampa occidentale, intenta a giustificare sempre e comunque la fermezza del governo di Tel Aviv. Rispondendo ad un editoriale di Bernard-Henri Levy, l’opinionista ha evidenziato come Israele «può avere il diritto di impedire l’ingresso delle forniture di armi a Gaza, ma non può detenere il diritto di ignorare ciò che ha trasformato quel territorio in una regione di rifugiati disperati». E’ la riproposizione della questione sociale, una questione che non può essere costantemente elusa dal premier Netanyahu. Pena, lo sfacelo cui abbiamo assistito.

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