L’ennesima risoluzione votata dalle Nazioni Unite contro l’Iran rappresenta un successo effimero per l’amministrazione Obama. Il presidente americano si è impegnato formalmente, negli ultimi mesi, per ottenere un giro di vite nei confronti di Teheran, col beneplacito dell’Organizzazione. Il provvedimento approvato oggi rappresenta pertanto più un monito, una traccia di censura alle aspirazioni nucleari del paese, che non una resa dei conti vera e propria. L’America, in altri termini, tiene a sottolineare con questa mossa l’impegno del corpo diplomatico nelle sedi opportune per una risoluzione pacifica del caso. Poi chi vivrà vedrà.
D’altronde, è giusto sottolinearlo, così com’è stato concepito, il testo rappresenta sicuramente la sanzione più dura fra quelle formalmente riconosciute dalla comunità internazionale (tre sanzioni, approvate durante l’era Bush). Esso impone un embargo costante alla vendita di armi, sancendo parimenti controlli circa le navi in partenza e la definizione di una blacklist contenente due banche e quaranta imprese, considerate il braccio economico delle Guardie rivoluzionarie. L’atto è stato votato da 12 paesi, mentre si sono registrati due no (già preventivati, Brasile e Turchia) e un’astensione (quella libanese).
L’ambasciatrice Rice ha professato la volontà degli Stati Uniti di ritornare al tavolo delle trattative, precisando che le sanzioni espresse mirano a «persuadere il governo di Ahmadinejad della necessità di una nuova intesa». Parole conciliatorie, che il destinatario ha indirettamente rispedito al mittente: evidenziando come il paese non abbia mai voltato le spalle a richieste di dialogo, e citando nello specifico l’intesa di recente raggiunta con Ankara e Brasilia, il portavoce del governo ha manifestato sorpresa per la decisione di Pechino e Mosca d’avallare la risoluzione proveniente da Washington. Già nella tarda mattinata di oggi, la guida dell’Esecutivo aveva specificato che sul piano bilaterale con la Russia, considerata non molto tempo fa un prezioso alleato, «non sussiste alcun problema, ma devono stare attenti a non stare dalla parte dei nemici del popolo iraniano». Putin stesso, in visita ad Istanbul per la Conferenza sull’interazione e le misure di fiducia in Asia, si è speso nel corso del pomeriggio con una nota chiarificatrice: «Avremo l’opportunità di discutere di questi problemi col delegato iraniano, se ne avvertirà la necessità. Io sono dell’opinione che questa risoluzione non sarà eccessiva, non metterà la leadership iraniana ed il popolo in una situazione difficile, in un contesto che possa creare ostacoli sulla strada dello sviluppo pacifico dell’energia nucleare».














