Tory

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Personalmente ritengo che il Partito Laburista britannico rappresenti, su scala mondiale, il miglior soggetto di sinistra. Da quelle parti non danno peso ai comici invasati, non inseguono il consenso dei trotskisti dell’ultima ora e, soprattutto, non fanno politica con le manette, facendosi dettare l’agenda quotidiana dall’organo delle procure. Anzi, anni e anni di blairismo hanno inevitabilmente modificato in maniera profonda la struttura e la forma mentis del corpo elettorale. Tuttavia l’ascesa di Cameron ha qualcosa di affascinante. Mi piace immaginare una destra colorata, attenta alle tematiche ambientali, capace di concepire un nuovo modello di sviluppo, pronta a declinare il federalismo come una fase organizzativa dello Stato e non come una strategia punitiva verso le regioni meno agiate. Ross Douthat, nel suo ultimo articolo per il New York Times, ha colto il senso della sfida:

«Il manifesto elettorale dei Tories, uscito all’inizio della scorsa settimana, promette “una radicale redistribuzione del potere” da Londra alle istituzioni locali, e “dallo Stato ai cittadini”. In uno dei paesi più centralizzati del mondo occidentale, Cameron intende farsi promotore di un trasferimento drammatico di responsabilità – per quanto riguarda le scuole, gli ospedali, le forze di polizia – ai governi locali e alle comunità. […] In sostanza, i Tories stanno giocando d’azzardo con la crisi economica che ha colpito tutti i governi, per creare un’opportunità di decentramento su vasta scala senza precedenti. Se questa scommessa dovesse riuscire, il governo Cameron offrirà un esempio ai partiti di centro-destra di tutto il mondo e la Gran Bretagna presenterà un modello, in un’epoca di ristrettezze di bilancio e di aspettative ridotte, su come le nazioni possano avere successo (per dirla alla Cameron) “facendo di più con meno”».

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