Stephen Hayes, dalle colonne del Weekly Standard, ha posto due domande ai lettori in merito alla politica estera degli Stati Uniti sul dossier iraniano: «Perché il presidente Obama non parla dell’Iran e del terrorismo? E perché questo presidente, così pronto a emettere condanne formali nei confronti della costruzione di nuovi insediamenti da parte di Israele, non ha mai una volta rimproverato pubblicamente l’Iran di armare e formare coloro che stanno uccidendo i nostri soldati americani?». L’accusa è netta. Teheran, da tempo, rappresenta nel contesto mediorientale l’alternativa geopolitica locale al dominio occidentale e finanzia, in maniera occulta, i principali gruppi di terrore presenti nelle aree calde, Kabul e Baghdad in primis. Il finanziamento non si limita, naturalmente, ad un esborso di natura economica, ma si traduce in un appoggio logistico e nella fornitura costante delle armi necessarie.
Una risposta indiretta ai quesiti di Hayes è giunta paradossalmente dal New York Times. Fonti dell’amministrazione hanno rivelato al giornale l’esistenza di un memorandum segreto, inviato alla Casa Bianca nel mese di Gennaio. Nelle pagine che compongono il rapporto si legge una nota del ministro della Difesa, Robert Gates, il quale ammette la totale inadeguatezza strategica americana nel lungo periodo a fronte di possibili evoluzioni dei programmi nucleari. Ma il quotidiano di New York si è spinto oltre e, grazie alle rivelazioni delle proprie fonti anonime, ha spiegato il senso di quel documento. Da un lato esso rappresentava una sorta di campanello d’allarme generale, un avviso al comandante in capo circa la necessità di elaborare un disegno in prospettiva. Un presidente deve sempre tenere a mente la peggiore delle ipotesi possibili, per non mostrarsi inadeguato nel momento della scelta. Per altro verso gli uomini dell’amministrazione speravano in un interessamento celere, in una maggiore attenzione da parte dell’establishment democratico sui rapporti esistenti coi mullah. Contrariamente alle attese, Obama ha preferito concentrare i propri sforzi nei mesi successivi cercando di riaprire il tavolo dei negoziati, nonostante la scoperta dello stabilimento di Qom, una costruzione segreta all’Aiea ove si studiavano le possibilità di arricchimento dell’uranio. «I tre mesi successivi – specifica l’articolo – sono stati spesi in quello che si è rivelato un infruttuoso colloquio diplomatico con l’Iran», ove alle grandi premesse della Conferenza di Ginevra è seguito, ancora una volta, un assordante silenzio.














