Una figuraccia internazionale

Ascolta con webReader

Una terribile figuraccia sotto il profilo internazionale, che inficia l’immagine dell’Italia come partner responsabile per ciò che concerne la sicurezza globale. Questo è il dato politico che emerge dalla sentenza sul sequestro di Abu Omar. Il giudice milanese Oscar Magi, al termine dei lavori, ha disposto il non luogo a procedere, per effetto del segreto di Stato invocato dal governo Prodi, nei confronti dei funzionari del Sismi Niccolò Pollari e Marco Mancini, con buona pace di Repubblica e Unità, sponsor occulti di questa guerra insensata. Al tempo stesso è stata definita la condanna a otto anni di reclusione per l’ex capo della stazione della Cia a Milano, Robert Seldon Lady, e per altri 22 agenti dei servizi segreti statunitensi. In altri termini, fuori dalla logica penale, è stata compiuta una colossale operazione di autolesionismo su scala mondiale, attuata in pompa magna dalla stampa e da un tribunale della Repubblica Italiana.

Come ha evidenziato giovedì scorso Gianluigi Nuzzi sulle colonne di Libero, «Il buco nella rete della nostra sicurezza non è sanabile». E’ stata smantellata una squadra di intelligence, «pubblicando nomi, cognomi, cellulari di 007 sui giornali e nelle ordinanze di custodia cautelare. Ridicolizzando i nostri servizi segreti, ancora oggi, in tutto il mondo. Esponendoli a rischi personali e diplomatici. Facendo a pezzi le reti informative create in Italia e in zone a rischio». Un danno sostanziale che va oltre la questione d’immagine, volgarmente addotta da alcuni media. Il Wall Street Journal, unica testata internazionale a non avere peso per Largo Fochetti, ha giustamente calcato la mano, ponendo il problema centrale nella corretta prospettiva: «La cooperazione del Governo italiano per il funzionamento della CIA è importante perché si tratta di un principio consolidato del diritto internazionale. I funzionari dei governi stranieri, che operano in un paese con il consenso dell’Esecutivo locale, dovrebbero essere immuni da procedimenti penali». E’ una regola innanzitutto di buon senso: se collettivamente le autorità politiche stabiliscono delle situazioni fuori dalla norma che impongono una riflessione comune sui mezzi da utilizzare in prospettiva strategica, allora logica vuole che l’attuazione delle azioni compiute in ottemperanza alla situazione straordinaria non sia poi perseguibile dalle rispettive autorità giudiziarie dei paesi interessati, pena il crollo dei rapporti diplomatici. Se Washington smette di collaborare con Roma, ambedue le parti traggono svantaggi a livello organizzativo per la sicurezza reciproca. Come si può dunque sventolare un mandato di cattura di fronte agli agenti della Cia che hanno agito nella convinzione di attuare un ordine necessario per evitare un’ipotetica strage all’interno del contesto nazionale?

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Segnalo
  • Diggita
  • Wikio IT
  • FriendFeed
  • Twitter
  • Live
  • Buzz
  • oknotizie
Questa voce è stata pubblicata in Giustizia, Politica e taggata come , , , , , . Aggiungi ai segnalibri il permalink.

One Response to Una figuraccia internazionale

  1. fab dicono:

    bisogna rivedere il funzionamento del segreto di Stato che troppo spesso serve a proteggere le deviazioni della nostra intelligence piuttosto che operare nell’interesse della sicurezza.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>