Sfrattare Cristo

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«Ho cominciato a riflettere in un’epoca in cui la nostra cultura aggrediva altre culture e a quel tempo mi sono eretto a loro difensore e testimone. Oggi ho l’impressione che il movimento si sia invertito e che la nostra cultura sia finita sulla difensiva di fronte a minacce esterne». Inizio volutamente questa breve riflessione rendendo omaggio a Lévi-Strauss, intellettuale ante litteram per definizione, recentemente scomparso alla veneranda età di cento anni, dopo aver illuminato ciascuno di noi sulla via della conoscenza antropologica dell’essere.

Devo dire la verità: la decisione della Corte dei diritti dell’uomo non mi ha sorpreso più di tanto. Sfrattare Cristo dalle nostre istituzioni pare la logica conseguenza di un atteggiamento estremamente noncurante, adottato spesso dalla comunità europea su certe tematiche. Altrettanto lapalissiano è il patrocinio dell’iniziativa a cura di alcuni membri dell’Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti): parliamo di persone disposte a versare un obolo di settemila euro pur di coprire i pullman delle metropoli con frasi perentorie sull’inesistenza di Dio, con buona pace della crisi economica e giusto per turbare lo stato di convivenza civile già precario in questo nostro paese. Tuttavia ciò che più infastidisce è il clima di ostilità al cristianesimo che spesso si diffonde nel quadro continentale, a folate, secondo le mode del momento. La prima vittima fu Rocco Buttiglione, reo di aver considerato l’omosessualità come un peccato. Certo, obiettarono i Soloni dell’epoca, una persona così bigotta non potrà mai tutelare l’intera collettività. Epperò lo stesso Buttiglione, fin dalle premesse, aveva specificato il senso delle sue parole e l’esigenza di distinguere i convincimenti dottrinali rispetto alla pratica governativa, volta a una ligia considerazione laica della sfera del potere. Pazienza.

Oggi, in nome di un presunto abuso perpetrato non si sa bene a danno di chi, si pretende di strappare un simbolo identitario, turbando la coscienza di una specifica comunità spirituale, maggioranza nel paese, e contraddicendo i Patti Concordatari, tuttora validi nella nostra legislazione. Si straccia l’ordinamento in nome di una morale che pretende di essere amorale. Bella lezione. Se davvero la ragione di fondo che ha mosso i giudici è l’impostazione laica come condizione imprescindibile per garantire a tutti un’equa istruzione, qualcuno dovrebbe spiegare al sottoscritto e ai popoli europei perché, ad esempio, in letteratura si continuerà a studiare la Divina Commedia, con buona pace del profeta Maometto relegato da Dante all’inferno, o perché in storia dell’arte una minuziosa analisi della Cappella Sistina, sontuoso omaggio al Dio Padre Figlio e Spirito Santo, risulta essere parte fondamentale del bagaglio culturale da tramandare ai posteri. Può l’Unione entrare nei programmi d’istruzione delle giovani generazioni secondo i criteri del sentire comune, con fare politico e prescindendo da ogni autorevolezza culturale? Può, analogamente, entrare in aula emanando giudizi su cosa è giusto appendere alle pareti in base ai medesimi criteri? La realtà dei fatti è che spesso si tende a forzare i ragionamenti, confondendo la laicità delle istituzioni con la negazione del ruolo del cristianesimo nella società.

Ha ragione Lexi Amberson, una cara amica blogger, quando evidenzia come l’Europa sia prodiga di consigli sulla differenza tra confettura e marmellata, sulla lunghezza e la curvatura delle banane, sulla giusta circonferenza dei piselli, tutte materie forse rispettabili, salvo mostrare poi un atteggiamento intollerante nei confronti delle radici culturali perennemente rinnegate. L’ironia storica è che questa farsa teatrale si sovrappone all’anniversario della caduta del muro di Berlino. Lo scrivo con desolazione: se è questa l’Europa unita che dovevamo costruire, francamente molta fatica poteva essere risparmiata.

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5 Responses to Sfrattare Cristo

  1. Blob dicono:

    Vero, bisogna salvaguardare la nostra cultura, e nostra storia.
    Pensate che il crocefisso nei posti pubblici lo hanno inposto i fascisti di MUSSOLINI…. Prima non c’era.
    E la costituzione Italiana, ha la pretesa di dire che c’è libertà di pensiero e religione.
    Ma scherziamo!…Libertà si, di religione Cattolica
    Pensare che ci sono persone che non credono nelle religioni… COME SI PERMETTONO, NON POSSONO NON CREDERE ALL’UNICO DIO… CATTOLICO.
    Bisogna avere la LIBERTA’ di mettere il crocefisso, (Simbolo del cattolicesimo)
    In tutti i luoghi pubblici.
    Bisogna fargli capire chi COMANDA…

    Se questa è la nostra cultura…. Siam messi propio BENE.

  2. Giuseppe Lombardo dicono:

    @ Blob:
    Hai le idee alquanto confuse e dimentichi storicamente la querelle che sorse attorno all’unità nazionale fra autorità politica e papato. Dire che i fascisti hanno voluto il crocefisso è misconoscere la storia. Il fascismo ha rinunciato ai toni anticlericali della prima ora in funzione di un compromesso volto ad armonizzare le frizioni sociali nel paese.
    La libertà di pensiero e di religione non impone di relegare obbligatoriamente Dio al di fuori della sfera pubblica, con buona pace dei laici dell’ultima ora, tanto più che i diritti umani cui la corte si richiama fanno il loro ingresso nella dimensione sociopolitica proprio con la figura di Cristo che tu, deduco, vuoi bandire.
    Quanto all’idea francese di laicità predicata da più parti, permettimi di dissentire da una realtà che s’identifica solo con un forte stato accentrato, capace di imporre un’assimilazione antispirituale. Preferisco venerare Dio, piuttosto che il corpo della Costituzione, ma non capisco perché l’uno debba entrare in conflitto con l’altro ponendo questioni di principio.

  3. GG dicono:

    scusami ma PROPRIO PERCHE’ non devono entrare l’una in conflitto con l’altro NON HA SENSO imporre per legge un simbolo attinente a tutt’altre sfere. Se per un genitore è importante che il figlio abbia un crocifisso cui rivolgersi in attesa dell’interrogazione, glie ne darà uno da tenersi sul banco o nel diario. Non vedo grossi problemi.
    Se non “di principio”, come dici tu. Ma non ce la si può prendere con chi fa questioni di principio rispondendo con un’altra questione di principio. Se una questione di principio è sterile, la si lasci vincere a chi ci tiene.
    Se invece si risponde colpo su colpo significa che è un principio non così sterile A PRESCINDERE dal lato verso il quale lo si guarda.

  4. Giuseppe Lombardo dicono:

    Chiedo venia, si può naturalmente avere una pluralità d’opinioni legittime, ci mancherebbe altro, ma non si può slegare il senso del pensiero degli interlocutori. Innanzitutto ho premesso che i diritti civili stessi, menzionati immeritatamente dalla Corte, nascono nella società politicamente organizzata non in un’ottica giusnaturalista contemporanea, ma in funzione della rivoluzione portata dal pensiero di Cristo, dato difficilmente contestabile. Ora, come il corpo e la passione di Gesù siano improvvisamente diventati un’offesa ai cultori della laicità è materia a me ignota, posto il verbo dell’amore universale.
    Inoltre non si può neppure prescindere dalla realtà spaziotemporale in cui viviamo: qui non si sta discutendo se il crocifisso deve o meno essere posto in nuovi istituti (per cui la guerra “di principio” è posta in atto da una minoranza spirituale), ma se dev’essere staccato dalle aule, col significato culturale e sociale che tale azione comporta su una vasta maggioranza popolare.

  5. Giuseppe Lombardo dicono:

    @ GG:
    P.S. Trovo pericolosissima la deriva adottata nella parte finale del tuo ragionamento.

    Se una questione di principio è sterile, la si lasci vincere a chi ci tiene.

    In una comunità umana, italiana o europea non importa, le regole della convivenza collettiva possono essere stabilite solo di comune accordo. Il lassismo da te auspicato come soluzione ponderabile per fronteggiare la testardaggine di alcune minoranze oppressive mi inquieta. Vincano i prepotenti, si fottano gli altri. Non mi sembra un buon motto.

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