Il re è nudo

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Mahmud Vahidnia è stato dipinto come un brillante studente iraniano della Sharif University, capace di contestare il governo con piglio e autorevolezza, dimostrando carattere e forza d’animo. Punto. Notizia relegata a pagina 12 o giù di lì.

Non è così, o almeno non più. Da quattro giorni Vahidnia è diventato il simbolo, l’emblema di un paese che resiste o, per meglio dire, di una società civile, che non accetta con acquiescenza l’arroganza di un potere teocratico inusitatamente violento, perpetrato da trent’anni a questa parte sulla testa delle persone, senza una reale partecipazione democratica, al di là delle tornate elettorali di facciata. Il 28 ottobre, in occasione della Terza conferenza nazionale delle Giovani elite, nell’aula magna dell’Università di Teheran, il vincitore delle Olimpiadi di Matematica ha preso la parola nel consesso pubblico e in appena venti minuti ha scattato un’istantanea impietosa del regime e del pessimo clima totalitario che viene alimentato in tutto il paese dalle forze dell’Esecutivo di Ahmadinejad. Lo ha fatto parlando di situazioni concrete, scendendo nel particolare e criticando con dovizia «le tv e la radio di stato, il clima poliziesco che circonda la stampa, l’impossibilità di esprimere critiche alla Guida Suprema e la struttura di potere nel Paese incarnata dal Consiglio dei Guardiani e dall’Assemblea degli Esperti».

Basta? Nemmeno per idea. Vahidnia è apparso un fiume in piena e ha posto una serie di interrogativi prima di giungere per via deduttiva alla sentenza cui è pervenuto dopo un’attenta riflessione: «Le nostre tv e radio presentano un’immagine realistica del mondo e del nostro paese o una fotografia falsa e caricaturale? Citano le persone e descrivono gli eventi in modo corretto? Io leggo i giornali e le riviste da quattro-cinque anni con grande attenzione e non ricordo di essermi imbattuto una sola volta in articoli critici nei confronti del potere e del leader». Sebbene non vi siano conferme ufficiali, secondo quanto riportato dai bloggers iraniani, il giovane dissidente sarebbe stato arrestato giovedì sera e da allora sarebbe sotto la custodia dell’unità di intelligence delle Guardie rivoluzionarie. In tutto questo, cosa fa l’America? Dov’è Barack Obama?

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