Sulla riva destra della stampa italiana qualcosa si è mosso, scatenando un effetto domino dalle conseguenze interessanti. Tra Belpietro e Feltri è in atto una guerra editoriale, combattuta col fioretto, ma non per questo meno cruenta. Il primo ha portato a Libero un grosso contributo intellettuale, inserendo in redazione Franco Bechis (come vicedirettore), Gianluigi Nuzzi e Mario Sechi, considerati giustamente due big dopo l’esperienza acquisita a Panorama. Il neodirettore del Giornale berlusconiano ha risposto all’offensiva schierando in prima fila Marcello Veneziani e Davide Giacalone, e promettendo a breve un contatto per strappare alla famiglia Angelucci Giampiero Mughini e Luciano Moggi, altre due firme accattivanti.
Contemporaneamente però Feltri ha dovuto subire parecchie defezioni: Brambilla ha abbandonato la nave dopo un lunghissimo sodalizio, pronto a salpare verso nuovi lidi con altre testate più istituzionali (La Stampa?); Facci è stato garbatamente messo alla porta, giacché il suo stile è stato giudicato superfluo nell’ambito del nuovo progetto quotidiano e Telese ha firmato con il Fatto di Padellaro, ottenendo in cambio qualche fischio dalla nuova platea, piuttosto intransigente nei confronti degli ex dipendenti della famiglia del Cavaliere. Tuttavia il colpo più incisivo è stato sferrato stamane, quando i lettori di Libero, scrutando il fondo d’apertura, hanno notato l’ingresso in punta di piedi di un nuovo collaboratore: Mario Giordano, ex direttore della testata concorrente, costretto dal fratello del Presidente del Consiglio a cercarsi una nuova collocazione. Quali saranno le prossime mosse dei belligeranti?












