La progressiva secolarizzazione dei ceti medi, in questo nostro paese, è stata senza dubbio agevolata da una stampa compiacente che spesso ha posto, in occasione dei dibattiti referendari, quesiti politici impegnativi in maniera ipocrita e fuorviante. Non serve naufragare nella memoria del secolo scorso, basta rammentare la campagna violenta sulle modifiche concernenti la legge 40 approvata durante la quindicesima legislatura. Non è un caso se il movimento cattolico è stato spesso affiancato nelle battaglie epocali da intellettuali laici di tutto rispetto, uomini e donne che si ribellavano al conformismo dei salotti e di certi gruppi editoriali. Mi sovviene il nome di Bobbio, autentico precursore di una folta schiera di “laici o atei devoti”, incapaci di asservirsi al pensiero debole in nome e per conto di libertà tanto assolute quanto fittizie.
Affermava Ezra Pound: “L’unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azioni”. Forse partendo da questa massima Rocco Buttiglione si è fatto artefice della traduzione di certi input della società in una risposta della politica, costringendo il governo italiano a promuovere una risoluzione alle Nazioni Unite «che condanni l’uso dell’aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire».
Una formula sintetica, dall’alto valore simbolico. Sono parole, infatti, che non rappresentano soltanto l’essenza di un messaggio evangelico condiviso dal filosofo kantiano che seppe distinguere, in un dibattito oscenamente strumentalizzato, il peccato dal reato; no, sono parole che scavano a fondo anche nella cultura illuminista, riscoprendo la centralità della vita e la sacralità della libertà di scelta non in senso negativo (devo liberarmi da un fardello, il succo del messaggio liberal di questo decennio condiviso dall’attuale coinquilino della Casa Bianca), ma in senso positivo (voglio essere responsabile). E’ una rivoluzione copernicana.














