Cade il principio teocratico

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E’ incredibile notare come la grande stampa, colpita dagli intrighi di Villa Certosa, stia progressivamente cedendo spazio e colonne alle rivelazioni maliziose di una escort, trascurando sul piano internazionale quella fenomenale rivoluzione iraniana che sta mettendo a soqquadro l’opinione pubblica mediorientale. Ciò rivela, se mai ve ne fosse stato bisogno, il provincialismo di un certo modo di concepire l’informazione, a prescindere dai giudizi più o meno positivi che si possono dare sulle inchieste dei grandi gruppi editoriali.

L’otto novembre di cinque anni addietro, l’autore di questo articolo intervistò una blogger iraniana all’epoca residente nel nostro paese. Era un colloquio informale, che volli riportare sulle pagine della mia vecchia casa virtuale, gentilmente ospitata dal Cannocchiale. Il suo nome online era Lilit, acronimo di un demone femminile della religione mesopotamica, che ha poi trovato ampi richiami nelle tradizioni spirituali delle diverse confessioni. Naufragando nei meandri della memoria ho rammentato oggi, con piacevole sorpresa, come ella riuscì a inquadrare precisamente l’evoluzione degli eventi.

«In Iran – mi disse – la situazione è molto più facile (rispetto al pantano iracheno, n.d.r.): basterebbe screditare i mullah, fare quello che hanno fatto tutti ai tempi dello scià, ed appoggiare la gente. Basterebbe poco. L’Iran è una bomba a orologeria e gli iraniani stanno scoppiando. Forse oggi chi sta veramente con il regime è solo il 10% della popolazione».

Parole che all’epoca sembravano nettamente al di sopra delle righe, fuori da ogni spartito di un’ipotetica sinfonia storica, considerata la pesante affermazione elettorale di Ahmadinejad. Oggi non è più così, il tono stesso della discussione assume col tempo una prospettiva politica diversa: l’Iran ha tentato di liberarsi della cappa teocratica che condiziona la vita di tutti i cittadini, ribellandosi ad un regime che preclude ai più il corretto godimento degli elementari diritti propri degli individui in quanto tali. Così facendo quella fetta importante, oserei dire maggioritaria, che ha contestato il partito di governo e l’Ayatollah ha implicitamente causato una rivoluzione, paragonabile a quella del 1979. Crolla il tabù di Khamenei come unico interprete della volontà di Dio, non fa breccia sulle masse la promessa dell’atomica in funzione di una strategia di forza sotto il profilo internazionale e crolla l’assetto spirituale a fondamento delle istituzioni. Le dimostrazioni di massa che si sono susseguite hanno un filo rosso evidente: alla guida del movimento vi sono gli studenti e i rappresentanti della classe media, gli stessi ceti sociali che anni prima avevano permesso l’avvento e la consacrazione della Repubblica islamica. Le divisioni all’interno delle forze armate sono visibili e le notizie trapelano tramite Twitter in tutto l’Occidente. E’ il big bang, ma la stampa italiana non se n’è ancora accorta.

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3 Comments

  1. endriu scrive:

    mi dispiace giuseppe ma non mi trovi d’accordo. Chiaramente gli avvenimenti iraniani rivestono un’importanza centrale per il futuro assetto mondiale e per questo motivo non possono essere trascurati, e sincermente non mi pare sia stato così, ma questo non può essere l’unico argomento di cui dibattere. Siamo in un momento critico per il futuro stesso del nostro paese e stiamo scoprendo che potremmo essere in mano a persone dalla dubbia moralità… cosa dovremmo fare?? diventare i minzolini della situazione?? non penso che l’interessarsi ad alcuni avvenimenti escluda il resto. Tral’altro il mondo intero guarda ai nostri avvenimenti, è assurdo che proprio noi dovremmo preoccuparci di occuparcene. E poi per molti giorni la morte di MJ è stata la notizia principale ovunque, è vero è solo la morte di un uomo, ma visto l’uomo questo avvenimento assume un’importanza difficilmente quantificabile.

  2. Giuseppe Lombardo scrive:

    @ endriu:
    lo dico con franchezza, beato te Endriu che credi ancora agli italiani di “certa” o “provata” moralità.

  3. endriu scrive:

    Io credo esclusivamente alla mia moralità. Pretendo però moralità e serietà da chi dovrebbe rappresentarmi nel mondo.

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