Lo spirito lassista nei confronti di Ahmadinejad, la vicinanza spirituale – mai rinnegata – al reverendo Jeremiah Wright, l’antica amicizia con Rashid Khalidi (che, bontà sua, come titolare di una cattedra alla Columbia, poté persino finanziare una vecchia campagna condotta dal senatore dell’Illinois), Merrill McPeak ed il ritorno all’originaria intransigenza democratica nei confronti delle posizioni del governo d’Israele. Sono tutte le tappe che vengono ripercorse nella riflessione di Podhoretz stamane, in un editoriale pubblicato da Commentary su cui aleggia lo spettro della premonizione di John R. Bolton: «la pressione [della Casa Bianca] su Israele sarà talmente forte da indurre i politici a riconoscere la legittimità di Hamas e Hezbollah, tanto da negoziare con loro alla pari». Tutto giusto, tutto financo legittimo, se non vi fosse quell’inquietante osservazione di Giora Eiland:
«The Palestinian ethos is based on values such as justice, victimization, revenge, and above all, the “right of return.” […] It’s true that the Palestinians want to do away with the occupation, but it’s wrong to assume that this translates into a desire for an independent state. They would prefer the solution of “no state at all”— that is, the State of Israel will cease to exist and the area between the Mediterranean Sea and the Jordan River will be divided among Jordan, Syria, and Egypt».













