Eluana morirà. O meglio, Eluana è già morta. Diciassette primavere fa, per l’esattezza, dal 1992, l’anno in cui la Englaro ebbe quel tragico incidente che ha determinato la sua attuale condizione di malato in stato vegetativo persistente. Amato De Monte, il medico che guiderà l’equipe incaricata di sospendere l’idratazione e l’alimentazione, non ha dubbi né remore nell’approcciarsi al caso che sta scuotendo le coscienze civili di questo nostro paese. «Mi sono solo messo a disposizione del papà di Eluana, un uomo di cui non posso che ammirare la perseveranza con cui cerca di esaudire la volontà della figlia, la volontà di liberarla» ha dichiarato in un’intervista alla Stampa di Torino, aggiungendo che Eluana «è una donna morta 17 anni fa, perché non è vita quella che sta vivendo».
Certezze, assolute certezze dedotte esclusivamente dalla propria coscienza critica e non da assiomi scientifici di innegabile valore. Tant’è vero che lo stesso Marino, esperto liberal del Partito Democratico in merito all’elaborazione di una norma sul testamento biologico e prima ancora medico di fama internazionale, ha tentennato manifestando dissenso rispetto ad una simile presa di posizione, specificando di non essere nessuno per definire quale vita è degna di essere vissuta. Evidentemente De Monte vanta più titoli, che gli derivano in massima misura dalle sue ferme bandiere ideologiche.
Giunta ieri nella clinica “la Quiete” di Udine, Eluana si prepara ad andare incontro al suo destino: al di là della prosopopea medica, non le verrà applicata la sacca nutrizionale a sondino finché la morte subentrerà per disidratazione. Questo è quello che accadrà per volontà della Corte di Cassazione, per volontà dello Stato, della collettività, di noi tutti. I giornali, le associazioni per i diritti civili che hanno sostenuto la battaglia del padre Beppino e l’avvocato della famiglia stessa hanno chiesto un silenzioso rispetto. Purtroppo, talvolta, a queste richieste non si può far fronte. Se attorno al nucleo familiare di Eluana tutte le persone di buon senso, cattolici e non, si riuniscono metaforicamente in un abbraccio comprendendone lo strazio e la sofferenza, parimenti – al di là del profilo umano – c’è chi sente il bisogno, l’esigenza quasi fisica di non poter tacere di fronte al primo effettivo caso di eutanasia in Italia. Farlo vorrebbe dire da un lato insultare la stessa battaglia giudiziaria del padre, che ha lottato scrivendo libri e libri per difendere il diritto di scelta di sua figlia, procedendo per astrazione ed elevando il caso su un piano di pura considerazione intellettiva, scatenando una vera battaglia laica per il diritto del malato a porre fine alla sua esistenza, una battaglia che ha lentamente coinvolto la stampa e i media di tutta la nazione. Una battaglia, però, che in tutta franchezza non mi sento di condividere. Infatti, se per un verso tacere equivarrebbe a snaturare il contesto dell’atto eutanasico in sé e la portata delle argomentazioni del padre, per logica – da un altro punto di vista – il silenzio diverrebbe un rumore assordante nella coscienza di chi vede nella legalizzazione forzata dell’atto un orizzonte preoccupante per tutti i membri dell’agorà.
Nell’ambito del processo che ha portato la Corte di Cassazione ad emanare la sentenza di morte gli indizi sono diventati elementi cardine per la decisione stessa. La testimonianza del padre, unica prova effettiva, è la ricostruzione di un soggetto terzo che, al di là del valore affettivo, non può essere giuridicamente equiparata alla scelta della persona direttamente coinvolta. Una simile considerazione renderebbe anomalo il caso pur in presenza di una legge sul testamento biologico, figuriamoci senza. Non bisogna, infatti, dimenticare che, a diritto vigente, una legge che disciplini la chiusura del sipario non esiste; è quindi duplice la forzatura della magistratura, perché l’assenza di una norma che regolamenti la materia non corrisponde al cosiddetto vuoto legislativo: il Parlamento, come evidenziato da Roberto Formigoni, è libero e sovrano di legiferare come e quando vuole. L’invasione di campo pone, di fatto, una violazione costituzionale, un altro problema sorto nel corso di questo terribile calvario. La solita stampa perbenista, che tifa accanitamente per la deriva della “dolce morte” in questo scorcio di inizio millennio, ha parlato del difficile rapporto che legava Eluana al mondo cattolico, nel tentativo di sminuire l’autorevolezza delle argomentazioni portate avanti dalle suore che hanno accudito la Englaro fino a qualche settimana fa. Suore che chiedono solo la libertà di continuare ad accudirla, chiedono disperatamente allo Stato di non intraprendere una via irreversibile. Le inedite testimonianze riportate durante la puntata di Porta a Porta di martedì 3 febbraio hanno dimostrato quanto le voci odiose fossero fittizie, montate ad arte per scaldare un clima già infuocato. Sembra quasi che volersi ribellare al pensiero unico sia un reato, come ai tempi del fascismo. L’arcivescovo di Chieti, monsignor Bruno Forte, ha scritto una splendida lettera al Messaggero, all’interno della quale emergono le perplessità di chi, come l’autore di questo articolo, non riesce a capire quando l’Italia è diventata la seconda Olanda d’Europa.
«Soffrirà? Chi dice di no, deve spiegarci perché il protocollo preveda la continua somministrazione di tranquillanti, di analgesici: conferma evidente che il dolore di Eluana non può essere semplicemente escluso, che il suo organismo è vivo e vitale, e la sentenza che consente di farla morire si applica a una persona umana in uno stato comune a migliaia di altre persone solo in Italia. Che qualcuno gridi qui alla vittoria dello Stato di diritto, proprio non riesco a capirlo: ciò che nei prossimi giorni sarà sotto gli occhi di tutti è una casa di cura – un centro deputato a promuovere, custodire e curare la vita – dove una giovane Donna è lasciata morire di inedia. Per ironia della sorte, quella Clinica porta un nome che si carica in questo caso di un amarissimo sapore: “La Quiete”… Chi vincerà se Eluana morirà così? Non certo la dignità della persona umana, di qualunque persona umana, quale che sia la sua condizione fisica o mentale, economica o sociale, la nazionalità, il colore, la storia. La dignità di tante persone diversamente abili, con gradi a volte altissimi di disabilità, come di tanti pazienti in stato vegetativo, il valore della vita personale, di ogni vita personale, è qui fortemente messo in questione, è anzi perfino minacciato. Se una sentenza può decidere di togliere acqua e cibo a qualcuno per farlo morire, stabilendo che questo è legale, mi sembra che una voragine si apra davanti a noi, un buco nero nella nostra convivenza civile».
Ecco perché il silenzio invocato a spron battente da quegli stessi direttori che riempiono pagine e pagine di resoconti di giornata risulta ipocrita e fazioso. Tacere, oggi, vorrebbe dire rassegnarsi a tutto questo. E la rassegnazione è un sentimento che genera complicità.















Io personalmente vorrei fare un elogio al padre di Eluana. Un uomo coraggioso, u eroe di cui l’Italia ha bisogno. Un uomo che nonostante la sua tragedia personale si batte per avere un apese piu’ civile. Se ne parlava questa mattina su Repubblica: avrebbe potuto portare la figlia in Svizzera e farla morire con, secondo me, dignità.
Invece ha avuto il coraggio di combattere una batatglia per i diritti di tuti, a prescindere dalla propria fede.
@ Danny:
Dany condivido, ha comunque sollevato una tematica importante, su cui è giusto che il Senato e la Camera riflettano. Io non sono contrario ad un testamento biologico, sono dogmatico solo in Chiesa. Purché vengano rispettate alcune condizioni:
a. ci sia la volontà diretta della persona, esplicitamente manifestata;
b. si proceda per legge col Parlamento sovrano e non per sentenze giudiziarie emesse dalla Corte di Cassazione;
c. il sondino nutrizionale non venga considerato una “cura terapeutica”.
@ Giuseppe Lombardo:
Sul sondino non so che dire, non sono un medico.
Credo anche che se il nostro parlamento debba un pochetto secolarizzarsi, non posso sentire Berlusconi dire “facciamo una disegno di legge senza scontentare la Chiesa”…
dopo le frasi indegne di formigoni sinceramente non vedo quale debba essere la speranza per avere un futuro più civile. Di fronte a voragini legislative che si trascinano da 70 anni è giusto che a noi cittadini venga data la possibilità, mediante azione giudiziaria, di porre rimedio alla manifesta incapacità e assoluto disinteresse di chi dovrebbe legiferare, e che adesso per accaparrarsi 4 voti di gente che non sa distinguere fra le proprie idee e quelli altrui ha messo da parte crisi finanziarie per scontrarsi con la massima carica dello stato. Massima carica dello Stato che deve essere difesa ad ogni costo se attaccata civilmente da qualcuno dell’opposizione ma parimenti deve far passare qualunque “porcata”propostagli. Ripeto un mio commento non pubblicato: RIDICOLI!
@ endriu:
che tra me e te possano esserci posizioni nettamente divergenti su qualsivoglia tematica ci sta. Che tu alludi ad un commento non pubblicato, come se il titolare del blog in questione avesse paura di affrontare un dibattito con argomentazioni differenti su questa problematica no. Posso aspettarmi un commento simile da un lettore di “primo pelo”, ma non da te, con cui – da tempo – conduco un serrato e metaforico braccio di ferro.
Sai benissimo che i commenti vengono processati in attesa dell’approvazione. Sinceramente non credo siano utili gli spunti che contengono contumelie riguardanti me e la mia salute (con imprecazioni allegate). Se ciò ritarda la pubblicazione dei tuoi commenti, mi dispiace. Ma presumo che nel momento in cui posti, lo fai per confrontarti con me, non per farti vedere su questo piccolo e umile spazio.
Detto questo. Il Quirinale è un’istituzione che va rispettata, tuttavia non si può prendere per buona ogni sua parola. Qui abbiamo appoggiato la sua battaglia contro le morti bianche e lo abbiamo criticato quando indebitamente entrava nell’agenda dell’allora Governo Prodi. Parimenti mi sento di difenderlo da chi paragona il suo silenzio a un atto di omertà mafiosa, quali che siano le argomentazioni di fondo, e tuttavia rivendico il diritto di elaborare una linea politica diversa da quella che il Colle ha proposto su simili argomenti. E’ una scelta del governo, puoi dissentire ma non mi pare dettata da alcuna ragione di tipo politico. Sono emersi due nodi costituzionali nella vicenda, è giusto discuterne. Sappiamo com’è fatto Berlusconi, che pur di non rinunciare a 4 voti non ha mai preso posizione su queste materie. Ergo? Se lo è fatto, un motivo (non propagandistico) ci sarà. Bisogna rispettare la posizione di tutti, fuorché quella di un Esecutivo legittimamente eletto che vuole disciplinare d’urgenza una materia in cui si rischia – allo stato attuale – di creare una situazione anomala, per cui oggi muore una donna, che domani – a legge vigente – non potrebbe morire per sospensione dell’idratazione.
@ endriu:
Ma poi, leggendo attentamente, di quali voragini legislative parli? Il Parlamento è l’organo sovrano e solo le due Camere possono cambiare l’assetto normativo. Oggi non c’è un vuoto. Oggi, cito un articolo già comparso su queste colonne, l’articolo 579 del Codice di Procedura Penale statuisce al comma uno che “chiunque cagiona la morte di un uomo, col consenso di lui è punito con la reclusione da sei a quindici anni”. Il 580 rafforza il concetto con termini ancora più chiari: “chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni”. Il vuoto legislativo non esiste. Semplicemente i sostenitori dell’autodeterminazione non concordano con l’ordinamento vigente.
mi scuso, purtroppo non sono stato capace di spiegarmi. Chiaramente non potrei mai imputarti una censura conoscendo e frequentando spesso il tuo blog. Mi riferivo al fatto che avevo già commentato e ancora non era stato pubblicato.
Tolto questo apprendo adesso che Eluana è morta. Chiaramente non si può che provare tristezza. Ascolto ancora questa gentaglia parlare di assassinio, io non sono d’accordo. Ho dovuto sentire il vostro presidente del consiglio accusare il padre di questa povera ragazza di volersi togliere un peso, accusare chi non è concorde con lui di stare con il partito della morte. Sinceramente provo ribrezzo. Cosa altro?! C’è chi dice che l’aver consentito la morte definitiva di questa ragazza è solamente un atto ideologico, ma chi si oppone non lo fa seguendo la propria ideologia?!Le proprie idee!?
Per il resto non so che altro dire, mi piacerebbe ci fosse solo rispettoso silenzio, ma questa gente sconosce il rispetto, ama solo il voto e solo questa è la forza trainante del loro agire.
p.s. l’art. 32 della costituzione permette di non accettare trattamenti sanitari, il non permettere di stilare un testamento in cui si dichiarino le proprie scelte per me è un vuoto legislativo da colmare con qualunque mezzo.
@ endriu:
Tranquillo, le scuse sono un’optional. Se vado sulle barricate, è proprio perché ti ritengo una persona intelligente e rispettosa.
Su questa tematica, com’era ampiamente prevedibile, difficilmente troveremo una sintesi tra il mio pensiero e le tue idee. E le massime liberali contano poco quando si parla di principi supremi e d’esistenza. Detto questo, nel rispetto della tua opinione che contesto vivamente ma che ha tranquillamente espresso, ti pongo due inviti:
1. non dire il “vostro” presidente del Consiglio. Piaccia o meno, lo ha eletto la maggioranza degli italiani. Lo si può contestare nelle forme più idonee, e sai che anch’io su questo spazio non ho lesinato critiche, ma resta comunque il “nostro” presidente, in quanto capo del governo ad espressione democratica del “nostro” paese;
2. la questione dell’art.32 è molto più spinosa di come la presenti. In sintesi: non accettare trattamenti sanitari è un principio di buon senso; che la nutrizione sia un trattamento sanitario è tutto da dimostrare e anche i pareri scientifici in merito sono notevolmente contrastanti.
come al solito apprezzo molto i toni della discussione. Chiaramente so che le mie idee non potranno andare a modificare le tue, e vale il viceversa, ma mi piace comunque discuterne.
Io amo la democrazia in maniera viscerale, per me qualunque forma differente di governo è inconcepibile, chiaramente so che lui è il nostro presidente del consiglio, ma resta il fatto che io non mi ritrovo in nulla di ciò che lui in questi 15 anni ha fatto, e anzi gli imputo gran parte dei problemi del paese, sia per colpe dirette che indotte e per questo parlo di vostro. Ma queste sono altre questioni.
Per il resto, conosco ovviamente le diatribe sull’argomento, ma ho riportato l’articolo proprio per far comprendere come il non avere una legislazione ben precisa sull’argomento creerà comunque queste problematiche. Per il resto io fatico a pensare che alimentare una persona con un sondino naso-gastrico non sia un trattamento sanitario, a me appare quasi per definizione tale. Però questo sarà argomento da analizzare a fondo. Sinceramente mi fa un po paura il ddl per ora in parlamento, sarebbe l’ennesima complicazione burocratica che in questo paese sembra sempre inevitabile.. vedremo…