Giu’ le mani da Kaka’

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Capisco che la spropositata cifra di centocinquanta milioni di euro fa tremare le ginocchia alla dirigenza rossonera e comprendo, parimenti, che – a fronte di un incasso simile – la campagna acquisti della stagione successiva potrebbe essere sontuosa per l’Associazione Calcio Milan, cui – naturalmente – appartiene il mio cuore.

Resto però incerto sulle possibili implicazioni positive dell’operazione. Tecnicamente la squadra di Ancellotti perderebbe immediatamente il 60-70% della sua spinta propulsiva nelle scorribande offensive, mancando di incisività e rapidità, gli unici due elementi che – nelle ultime stagioni in chiaroscuro – hanno reso la snervante posizione in classifica più tollerabile. Basta guardare l’ultimo pareggio acciuffato all’Olimpico: un Kakà poco brillante ha inciso nelle azioni clou, servendo l’assist decisivo per la svolta del match e ripiegando in un lavoro di contegno che ha evidenziato, se mai ve ne fosse stato bisogno, il carattere umile del ragazzo.

Vendere Kakà adesso vorrebbe dire rinunciare aprioristicamente alle speranze scudetto e conferire al Milan un ruolo di secondo piano sul piano interno come su quello internazionale.

Tatticamente non c’è giocatore al mondo in grado di ricoprire il ruolo che Ricardo Izecson Dos Santos Leite ha ricoperto in questi anni: esterno di centrocampo, mezzapunta, trequartista, prima punta, perfino playmaker in un’occasione. Nessuno ha mai fatto tanto, giocando ai ritmi dell’ultimo Pallone d’Oro rossonero.

Sentimentalmente, poi, non c’è alcuna argomento che tenga: Kakà è un idolo da sette anni, la nostra risposta all’affermazione di Ibra e di Del Piero, pur avendo – alle sue spalle – meno di ventisette primavere. Ha detto a chiare lettere di voler indossare la fascia di capitano rispettando le gerarchie, nel tentativo di trovare spazio in quella stanza dei miti che ospita, al suo interno, Van Basten, Maldini, Baresi e tanti altri campioni. Lo abbiamo coccolato ed è il soggetto con l’ingaggio più elevato nella rosa. Ha scritto alcune tra le più belle pagine della storia recente dell’armata rossonera: la semifinale col Manchester nell’anno della vittoria di Atene passerà agli annali come la sua consacrazione nel calcio che conta.

Venderlo vorrebbe dire rinnegare tutto questo, in spregio ad ogni logica per meri interessi di bottega. Presidente, lasci perdere la svendita e continui a investire due volte tanto sul Milan. Per tutto il resto c’è Mastercard.

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One Comment

  1. Raimondo scrive:

    GIU LE MANI DA KAKA!!!!!!

    Saluti da la Germania.

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