“La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona è che non ne hai bisogno”. Sono bastati settemila euro all’Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) per ottenere, dal 4 Febbraio, spazi pubblicitari sui mezzi di trasporto del comune di Genova, la cui diocesi è guidata dal presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Angelo Bagnasco. Una provocazione bella, buona e a basso costo: sette mila euro per assicurare un riconoscimento alla par condicio spirituale e provocare le pie coscienze, costringendole a meditare sulla necessità di rispondere all’ondata clericale imperante.
Queste sono le premesse che hanno spinto la citata organizzazione a prendere l’iniziativa. L’evento non deve però sorprendere i lettori: in un paese in cui basta una giacca e una cravatta per essere definiti dottori, con buona pace dei corsi di laurea e delle varie riforme universitarie, l’esplosione a cielo aperto di comitati, organizzazioni e associazioni insulse, il cui unico obiettivo è conquistare le prime pagine dei giornali, è un dato di fatto; inoltre la filosofia secolare che mira alla contestazione di tutto ciò che appare vicino alla curia Vaticana gode, nel contesto odierno, di un indubbio fascino grottesco, grazie anche alla campagna stampa lanciata a spron battente dalla gauche nostrana. La Chiesa predica il Verbo quando inneggia ai valori della pace e della tolleranza, ma non appena il messaggio biblico penetra nell’agenda pubblica scontrandosi coi disvalori eutanasici e col mito del figlio perfetto, ecco che il Papa improvvisamente diventa un nemico, peggio, l’ospite sgradito di questo nostro Stato. E via coi leitmotiv coscienziosi liberal radicali arcinoti da tempo.
Ciò che turba, nella vicenda, è però il tacito consenso – perfino divertito – dell’amministrazione comunale. Interpellata dalla Stampa il sindaco del capoluogo ligure evidenzia l’opportunità di discutere su certe tematiche, riducendo la portata della provocazione intellettuale: «in fondo gli individui dibattono in merito da millenni». Già. Una buona ragione per concedere il proprio benestare ad una campagna promozionale che mira a spaccare ulteriormente il tessuto della comunità genovese. Ma in fondo ben venga: perché non discutere in consiglio comunale dell’esistenza di Dio? Alla Sapienza i cultori del credo laico hanno impedito l’esercizio del diritto alla libertà d’espressione a Sua Santità, ma per nobili ragioni: in fin dei conti in merito cosa pensate che potesse dire di interessante Papa Ratzinger? Meglio, molto meglio ingurgitare i sofismi ideologici dei Soloni atei e agnostici.
Chissà cosa ne pensa l’establishment del Partito Democratico della vicenda. Quello stesso partito che governa la città e che, qualche anno fa, non esitò un secondo a chiedere (giustamente) le dimissioni del ministro Calderoli per aver mostrato pubblicamente la propria simpatia per l’ironia delle vignette che sbeffeggiavano Maometto. In quel caso la Lega mostrò il suo volto truce, barbarico e perfino qualunquista, offendendo gratuitamente un credo ed una comunità spirituale. Oggi no, tutto è diverso: vengono colpite le fedi incondizionatamente, da quella induista a quella di Santa Romana Chiesa, e ciò costituisce cosa buona e giusta. Caro Pannella e amici radicali, massimo rispetto per la vostra tenacia, ma diciamoci la verità, la sinistra italiana è sedotta più dal pellegrinaggio alla Mecca che non dal colonnato del Bernini.














