L’operazione “Piombo fuso” messa in atto da Israele nei confronti di Hamas ha conquistato rapidamente le prime pagine dei quotidiani internazionali, ponendo lo scontro mediorientale al centro delle riflessioni di natura politica.
In Italia, con il crollo della Prima Repubblica, sono stati abbattuti i pilastri trasversali di una cultura panaraba e filoislamista ad oltranza, disposta solo apparentemente ad accettare in maniera equa le istanze provenienti da Israele. Da almeno dieci anni a questa parte si confrontano due scuole di pensiero su questa tematica e il bipolarismo non potrebbe essere più netto: da un lato sussiste la convinzione che Hamas sia un attore legittimo in quanto espressione della società civile che ha incaricato il partito dei consueti compiti di governo e di rappresentanza; dall’altro si ritiene che Hamas non sia parte della soluzione, ma parte stessa del problema, cioè una delle cause della perenne precarietà del processo di pace. I due diversi approcci alle relazioni internazionali sono stati perfettamente incarnati dalla politica degli ultimi esecutivi: se Frattini ha più volte ripetuto l’anomalia di confrontarsi con un movimento che pone, come fine statutario, la scomparsa dello stato d’Israele dal contesto regionale, D’Alema – per parte sua – è stato duramente criticato per l’eccessiva indulgenza nei confronti delle frange radicali (celebre fu la polemica che venne messa in risalto dagli organi di stampa per una fotografia che immortalava l’allora titolare del dicastero Esteri a braccetto con un ministro degli Hezbollah, movimento libanese di natura estremista).
In questo quadro, una rivoluzione copernicana è stata effettuata all’interno del Pd dalle recenti esternazioni di Fassino, che, con profilo critico, ha imputato una condotta scellerata all’amministrazione palestinese. Sollecitato dai microfoni di Radio Radicale, l’ex segretario dei Ds ha sottolineato la necessità di ricordare «quanti sono i cittadini israeliani morti in questi anni, in uno stillicidio di attentati, dai razzi lanciati alle bombe sugli autobus. Proviamo a immaginare che a Milano, Napoli o Torino saltassero pullman con la gente sopra. Non so come avrebbero reagito gli italiani». Di più: «Invece di costruire uno stato democratico, Hamas ha fatto di Gaza il santuario per colpire ogni giorno Israele. Questo dovrebbe far riflettere». Sono frasi che non lasciano adito a dubbi e valgono ancora di più se si considera il ruolo esercitato da Fassino all’interno del governo ombra. Una delle novità introdotte dal nuovo soggetto riformista nel lungo termine potrebbe pertanto essere l’instaurazione di una diversa prospettiva d’analisi per il conflitto israelo-palestinese, che parta dalla necessità di ottenere non già due stati per due popoli, bensì due sistemi democratici. Parafrasando Andrea Romano il partito filoarabo dell’ambiguità sembra entrato in crisi, non avendo assimilato la novità del fondamentalismo islamista. Vedremo, nelle prossime ore, quale sarà la risposta ufficiale di Veltroni e della sinistra italiana.














