La debacle di Veltroni e del suo partito

Ascolta con webReader

Cosa lega il caso Villari all’odierna questione morale esplosa nel Partito Democratico? Apparentemente nulla, ma in realtà esiste un filo conduttore che congiunge inevitabilmente le due vicende, una sottile linea rossa che impone una riflessione interna al movimento veltroniano. Facciamo un rapido excursus.

E’ il 13 novembre quando Riccardo Villari, napoletano, cinquantaduenne medico e docente universitario, senatore sconosciuto del Pd, viene nominato alla presidenza della Commissione Vigilanza Rai. L’elezione è un autentico coupe de theatre: dei ventitre voti necessari per la nomina, ventuno provengono dalle fila della maggioranza, in spregio alle tradizionali regole del gioco inerenti la televisione pubblica. Apriti cielo: Veltroni frena e invoca un immediato chiarimento col senatore, Di Pietro prima accusa il Pd di aver rotto l’alleanza (sì, lo stesso segretario dell’Italia dei Valori che – una volta giunto in Parlamento – ha salutato altezzosamente i buoni propositi rispondendo picche alla costituzione del gruppo unico) e poi accusa il Cavaliere di corruzione politica. Il Pdl, frattanto, gongola. Le dimissioni, date pressoché per certe dai bookmakers in Transatlantico, non arrivano e, consequenzialmente, Villari si espone, specificando che non ha alcuna intenzione di lasciare l’incarico e che anzi si è già mosso per studiare i primi progetti concreti da sottoporre all’azienda. Una batosta politica che l’establishment di sinistra non può accettare: mentre la stampa amica lo dipinge come uno sporco affarista, il partito dà l’ultimatum, o per amore della causa fa un passo indietro o partirà il procedimento di espulsione. Il senatore reagisce in maniera ispida, spiegando che non capisce le motivazioni di un simile provvedimento. A cosa sono dovute? All’accettazione di un incarico istituzionale? In un sistema già privo di preferenza, è ammissibile che i deputati nominati debbano accettare passivamente i diktat della nomenclatura? Il resto è storia: Villari viene espulso e aderisce al gruppo misto, pur mantenendo la carica elettiva.

Veniamo così alla questione morale che coinvolge spezzoni importanti del gruppo dirigente: dal caos Del Turco alla querelle sulla giunta Iervolino, gli eventi di cronaca politica e giudiziaria sono noti e in queste ore traspare l’imbarazzo dell’ex sindaco di Roma. Ciononostante il silenzio della segreteria appare assordante. Veltroni disconosce la realtà in maniera ambigua: denuncia le strumentalizzazioni dei mass media, ma – al tempo stesso – prepara il commissariamento regionale. Qual è il punto della vicenda? Sicuramente la reazione tardiva; pur con tutta l’ingenuità e i buoni propositi, una domanda salta agli occhi: come mai il caso Villari è stato affrontato in maniera repentina, con celerità assoluta, e invece di fronte ad episodi ben più gravi che macchiano l’immagine pubblica del “più grande soggetto riformista della storia di questo paese” nessun provvedimento, nessuna ammenda è stata pronunciata? Mauro ha evidenziato su Repubblica come alla base di tutto «scricchiolano entrambi gli elementi della coppia con cui il Pd presentò la sua novità: la moralità pubblica e l’innovazione politica». Punti in sospeso che non richiederebbero una discussione pleonastica, ma un congresso vero ove si istituzionalizzino le correnti.

Resta un altro elemento da valutare: lo spasmodico entusiasmo che ha stupidamente attanagliato le grandi fila del Popolo delle Libertà. L’idea poter rimbrottare gli imbonitori della trasparenza appare indubbiamente affascinante, ma il garantismo a intermittenza non va in logica armonia con l’intelletto. Le inchieste giudiziarie faranno il loro corso, ma non si può cavalcare l’onda delle speculazioni denigratorie. Al di là del gossip, Berlusconi e gli uomini che lo circondano devono capire che l’annientamento dell’avversario non paga: l’Italia è un paese grande, contorto, plurale e con molte sfaccettature. Pensare di governarlo da soli, disinteressandosi della rappresentanza parlamentare che, per meriti più o meno discutibili, è comunque riuscita a incanalare un movimento di protesta nei confronti del governo, conglobando al proprio interno ampie categorie sociali, è un errore strategico piuttosto rilevante. L’ennesima prova su cui misurare lo spessore dell’apparato dirigente.

Share and Enjoy:
  • Facebook
  • Digg
  • del.icio.us
  • Google Bookmarks
  • Segnalo
  • Diggita
  • Wikio IT
  • FriendFeed
  • Twitter
  • Live
  • Buzz
  • oknotizie

400 views

2 Comments

  1. [...] Link fonte: La debacle di Veltroni e del suo partito [...]

Leave a Reply