Sussiste, nel centrodestra, un deficit di democrazia, un senso diffuso di intolleranza per chi, considerandosi parte integrante della cultura predicata da questa maggioranza, pratica in concreto un lessico ignoto al nuovo soggetto unitario, un verbo differente dalla rassegnazione alla logica di potere dettata dall’alto. Esiste cioè una controcultura, diffusa nei vertici dell’establishment della coalizione, abituata al vassallaggio intellettuale, al mecenatismo, consapevole del ruolo della stampa solo in una logica di asservimento, di traduzione retorica di una pratica politica.
Per questo, per un’ontologica insoddisfazione di fronte al fetore del pensiero unico, per antipatia del perbenismo e in ossequio alla mia personale vocazione d’essere bastian contrario, in tempi di “luna di miele con gli elettori” ho voluto criticare aspramente il Pdl, reo di aver perso, a mio giudizio, le sue radici e di essersi ridotto alla mercé di un sistema politico bipolare omologante verso l’immobilismo. Il dubbio è semplice: anziché essere di fronte al Partito Democratico e al Popolo delle Libertà, ci troviamo in mezzo a due Prodotti e la loro fabbricazione non mi sembra nemmeno soddisfacente.
Fatto salvo il merito delle obiezioni poste, resta un nodo fondamentale che mi procura un ingenuo ottimismo. Quando sento il Ministro Sacconi, un socialista emigrato nelle fila liberali, asserire che l’eventuale interruzione delle pratiche di nutrizione e idratazione delle persone in stato vegetativo persistente costituisce un atto illegale, sia che venga compiuto nelle strutture pubbliche, sia in quelle private del servizio sanitario nazionale, improvvisamente la realtà politica mi sembra meno squallida, un po’ più cristallina e pura. Se un sistema ritenuto marcio riesce a produrre una pervicace battaglia in favore della vita persino a colpi di istruttive ministeriali, allora forse vuol dire che non tutto il male vien per nuocere. Magari, si obietterà, è una mossa strategica per ottenere il consenso delle stanze pontificie. Mi chiedo perché l’obiezione maliziosa di fondo non venga mai sollevata nei confronti della spensierata condotta di una certa magistratura, che arbitrariamente stabilisce di bypassare il Parlamento e creare implicitamente una normativa sull’eutanasia in spregio alla logica della separazione dei poteri. Le ingerenze della Chiesa sono sempre deprecabili, le sortite poco felici del potere giudiziario vanno interpretate con accondiscendenza. Due pesi e due misure per un’unica realtà.
Ribadire che la vita è sacra in tutte le sue forme può sembrare un gesto bigotto, un’imposizione della propria visione etica sulla realtà politica, ma è in verità uno straordinario atto di coscienza civile, una rivoluzione copernicana nella vita pubblica di questo paese annichilito da una logica populistica che mira al relativismo imperante in ogni ambito. Non sappiamo distinguere il giusto dall’errato, non sappiamo discernere il bene dal male per timore di sembrare autentici manicheisti. Siamo passati dalla Democrazia Cristiana all’insofferenza laica. Ci arrendiamo lentamente all’imposizione di disvalori che regolano il nostro stare insieme. L’Italia sta diventando la culla del profano: destrutturiamo il Natale con il consumismo, vendiamo oggetti apotropaici in televisione come fossero dispense dell’epopea spartana, mandiamo in rovina le tradizioni per festeggiare Halloween, imponiamo alle culture differenti di rimuovere il più blando velo perché non tolleriamo l’ostentazione di un’identità, rinunciamo a santificare un Papa per timore delle reazioni possibili di qualche comunità religiosa. E’ il gap della nostra era e sentir dire a un esponente del centrodestra, di questo centrodestra, che almeno sulla vita occorre serietà, francamente mi rincuora.















Follow me on Social Media