Le rivelazioni di Paolo Madron sul Sole 24 Ore testimoniano la fondatezza dei dubbi espressi in questa sede, in merito alla condotta tenuta dall’azienda Sky sulla revoca delle agevolazioni Iva sancita dal Governo. E aggiungono, a quanto detto, dei retroscena interessanti nella gestione imprenditoriale dell’emittente satellitare.
Rupert Murdoch ha sconfessato, più o meno platealmente, il figlio James, longa manus del tycoon australiano nel vecchio continente, accusato implicitamente di una direzione superficiale. Il ragionamento di fondo è stato abbastanza semplice: le vicende emerse nelle passate settimane causano imbarazzo per l’azienda e per il buon nome di famiglia dimostrando, al contempo, l’ingenuità dell’apparato dirigente di Sky Italia. Il perché è presto detto. Primo, è assolutamente inaudito venire a conoscenza di una misura simile solo quando essa è bella e decisa. Il potere delle lobby si calcola anche da queste minuzie e non essere riusciti ad intercettare una “voce di corridoio”, un rumor, sull’eventuale formulazione di tali provvedimenti denuncia visibilmente l’inconsistenza del blocco politico satellitare.
Secondo, se essere presi alla sprovvista è una responsabilità non marginale, ancor più grave – sotto certi aspetti – appare la logica resistenziale adottata in seguito all’esecuzione del provvedimento. Scendere in campo in maniera vistosa contro la maggioranza equivale ad un autogol certo; farlo con numerosi spot è un suicidio. Non è questione di alleanze, si badi: i grandi imprenditori, se devono batter cassa, sono pronti a stringere le calde mani perfino del demonio, in quanto ossequiano la logica del profitto. La strategia comune col Pd non spaventa né imbarazza l’ultrarepubblicano Murdoch. Il punto è un altro: l’ingresso di Berlusconi in Mediobanca rappresenta un trionfo strategico del premier, finalmente accettato dai salotti buoni, quegli stessi salotti che quindici anni fa reagirono in maniera stizzita all’avvento del Caimano nella finanza italiana. L’eventuale abbandono della scena politica non cambierebbe di una virgola l’influenza che il Cavaliere medesimo esercita sulla struttura bipolare del sistema. Di fronte a garanzie simili, cercare uno scontro aperto con un soggetto che ha penetrato l’establishment politico ed economico del paese, è un errore grossolano, che potrebbe costare molto, in prospettiva futura, ai disegni del magnate di Melbourne.





















