Il palese sostegno dell’Unione Europea alle posizioni espresse dal Governo in merito al caso Sky chiude parzialmente la contesa. Ciononostante resta l’amaro in bocca: l’eliminazione delle agevolazioni di cui l’emittente satellitare beneficiava graveranno inevitabilmente sui cittadini/consumatori e, per quanto la gravosità possa essere marginale, restano i dubbi sulla necessità di incrementare gli oneri fiscali in un momento di crisi.
Non è una questione di spiccioli, è un problema strategico, esteso alla visione d’insieme della sfera economico-politica. Non vorrei che proprio all’interno delle fila del centrodestra, in un contesto di cupa stagnazione, crescesse una coscienza populistica che aspira a fantasie redistributive. Se la riabilitazione di Keynes può sembrare inquietante, la consacrazione di Marx appare insensata e fuori luogo. Il dubbio è sorto principalmente in relazione alle dichiarazioni rilasciate da diversi esponenti della maggioranza, pronti a sferrare un attacco al Pd cercando di trafugare i temi storici del vecchio partito operaio.
Ciò detto non sfuggono all’attenzione le tante contraddizioni logiche, le velate ipocrisie, che hanno costellato il dibattito. In primis, il Partito Democratico ha confermato la sua vocazione plebiscitaria presentando la battaglia a sostegno di Murdoch come una difesa ad oltranza delle famiglie appassionate di sport. Per non ammettere lapalissianamente la propria vicinanza ad un magnate è stata costruita la farsa fantasiosa della salvaguardia dei diritti dei piccoli tifosi: ipotesi suggestiva, per nulla aderente alla realtà. Prescindendo dalla reale consistenza dei gruppi ultrà, che rappresentano ormai una fetta importante della società italiana in un paese che ama il calcio più di sé stesso (e lo si è visto chiaramente in occasione dello scandalo Calciopoli), restano le perplessità sul tic veltroniano di ergersi capopopolo, sulla smania dell’ex sindaco di Roma di essere amato e stimato da tutti, costi quel che costi. Anche da chi ha i baffi e viene da Gallipoli.
Sorprende poi l’accanimento eccessivo dell’emittente interessata. Gli insistenti spot rappresentano una libera discesa in campo, una presa di posizione netta, che contrasta evidentemente con la pretesa di essere al di sopra delle parti nel racconto quotidiano degli eventi. Il monopolio detenuto da Sky è un capitolo ancora irrisolto, che lascia ampio margine ai dubbi concernenti la trasparenza delle regole del mercato nel settore radiotelevisivo. Dubbi che permangono, consolidandosi in incognite, se si considera che il presidente del Consiglio è anche alla guida del gruppo di televisioni private più forte del paese. Restando al caso, bisogna rilevare tra l’altro che dal 2003 la medesima azienda ha sistematicamente aumentato il prezzo del canone, in barba alle proteste delle associazioni dei consumatori, reagendo alle critiche con singolare distacco. Qualcuno dovrebbe pertanto spiegare perché oggi l’accanimento contro le misure prese dal governo diventa la battaglia epocale su cui spendere l’intera credibilità del servizio.















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